Risparmio

n. 34 – 2010

Quando insieme a Camilla Conti ci siamo posti il problema di questo numero speciale di Più Mese da fare uscire con Tempi, avevamo chiari due punti di partenza e il punto di arrivo. Un po’ più difficile, in effetti, è stato scegliere l’itinerario e percorrerlo. Il primo punto di partenza è la consapevolezza che accomuna me e Camilla dopo anni passati nel giornalismo finanziario: le famiglie italiane vantano il record di stock patrimoniale accumulato tra i paesi Ocse e hanno mantenuto tassi di risparmio assolutamente considerevoli anche quando sui mercati andava in voga far indebitare le famiglie oltre il 100 per cento del loro reddito disponibile; eppure, in Italia le famiglie in media sono purtroppo sprovviste, assai più che negli altri paesi avanzati, dei fondamentali di cultura finanziaria anche solo più elementari – tipo saper calcolare un interesse composto, che è l’abc per fare il paragone di rendimento tra qualsivoglia prodotto o servizio finanziario venga preso in considerazione.

Di conseguenza, nelle loro scelte di portafoglio le famiglie finiscono per affidarsi a una pura e casualissima catena di consigli d’indirizzo, voci raccolte tra parenti e amici, meno frequentemente sul posto di lavoro, dove tutti tendono a tacere delle proprie finanze. Quasi sempre, i consigli vengono solo dalla banca alla quale le famiglie hanno deciso di affidare i propri risparmi. Col difetto che, dall’altra parte dello sportello, spesso (per la storia del consolidamento bancario italiano) a offrire il consiglio si trova personale non troppo specializzato e poco attento a comprendere portafoglio e disponibilità delle famiglie rispetto a ciò che ricercano davvero.

Personale quasi sempre unicamente proteso a rassicurarle sul vero o presunto “basso rischio” di un impiego, a fronte del fatto che, naturalmente, finisce poi per proporre ciò  che la banca incentiva “dall’alto” a piazzare – un prodotto della propria fabbrica finanziaria interna o di una con cui la banca è convenzionata. Io la chiamo “catena di cattività finanziaria”. Ne discende, ad esempio, che l’Italia sia tra i paesi avanzati quello con la straordinariamente più elevata percentuale di famiglie che sottoscrivono le obbligazioni delle stesse banche che le vendono ai propri sportelli, piazzandole come sicurissime anche quando sono pressoché tutte illiquide (cioè prive di un mercato secondario in cui poter mettere alla prova il loro prezzo e valore nel tempo) e magari con sottostanti fitti di prodotti finanziari strutturati, bombe a tempo nel caso in cui chi ha costruito il prodotto venga smentito dagli andamenti di indici e mercati scelti come riferimento.

La seconda consapevolezza è quella dell’orizzonte pubblico nel quale le famiglie italiane si trovano oggi a proiettare il proprio futuro. Il welfare italiano ha un problema di sostenibilità dei conti intergenerazionali di medio-lungo periodo, oltre ad averne uno nel breve di inevitabile riduzione del costo e del deficit. Il tasso di sostituzione delle prestazioni previdenziali a pieno regime della riforma Dini sarà di 25-30 punti più basso rispetto alle ultime retribuzioni offerte alle generazioni del sistema a ripartizione. L’elevato numero di anziani e disabili non potrà essere assistito da una sanità “ospedaliera” come quella attuale. La formazione del capitale umano dei giovani non viene e non verrà soddisfatta da un sistema formativo costruito sul diritto di chi vi lavora, e non sulla qualità comparata dei servizi offerti alle famiglie.

È in questo claudicare complessivo delle reti e delle garanzie pubbliche che le famiglie devono saper riorientare stock e flussi di risparmio per puntellare nel proprio futuro la sostenibilità differita dei loro attuali standard di vita, oltre che la base di quelli possibilmente più elevati dei propri discendenti. È innanzitutto su questo che va mirato il complesso delle scelte di portafoglio delle famiglie italiane. Basta sapere cosa chiedere. Il punto di arrivo? Offrirvi in questo numero di Più Mese, in maniera non tecnica ma accessibile a tutti, e con una scelta discrezionale di prodotti che è tutta nostra, figlia della nostra personale esperienza e delle nostre capacità di analisi, una modesta ma esaustiva forbice di possibilità per capire come rafforzare finanziariamente spendendo meno e rischiando poco la propria pensione, la salute dei vostri cari, l’acquisto e la tutela del vostro mattone, la garanzia che i vostri figli abbiano di che studiare o un patrimonio se una disgrazia vi dovesse far morire prima del tempo, la possibilità di imparare a confrontare online l’assicurazione sull’auto come il miglior portafoglio di investimenti nell’obbligazionario, Etf o azionario.

Il mercato italiano è ormai molto più diversificato di  quanto si dica, e Camilla che si è smazzata il più del lavoro non ha alcuna pretesa di esaurirne le offerte, ma solo di farvi capire che tipi di prodotti potrebbero fare al caso vostro, per orientarvi a chiederne di simili o migliori. Tra non troppo, i bassissimi tassi d’interesse attuali si innalzeranno: state attenti a questa variabile, in ogni scelta che farete. Perché è ciascuno di voi che deve sapere che cosa chiedere al mercato, non solo a uno sportello ma al maggior numero di essi. Bisogna saper esaminare le risposte che vengono date. Per capire se sono le meno lontane dalle vostre aspettative. L’unico consiglio che posso darvi è questo: non bisogna mai aver paura della propria
ignoranza, se essa spinge a fare domande e a non accontentarsi delle risposte che non si capiscono. Perché l’ignoranza è schiavitù solo se resta in silenzio. È allora, che qualcuno di sicuro vi sta fregando.