Riportiamo Sofia Serraboni a casa

Appello per aiutare una ragazza a tornare in Italia dopo un malore che la costringe nell’ospedale di Las Palmas. La famiglia non ha la disponibilità economica per pagare il rimpatrio aereo sanitario

Non è per nulla “choosy”, Sofia. Ama viaggiare e fotografare comunicando la capacità di indagare e stupirsi. Ha fame di vita e voglia di essere protagonista, come sempre si dovrebbe a 24 anni. Così, dopo diverse esperienze in giro per il mondo come animatrice nei villaggi turistici, accoglie al volo l’opportunità l’offerta di lavoro di un’agenzia che le propone di fare la fotografa nei villaggi turistici a Lanzarote, l’isola più nord-orientale dell’arcipelago delle Canarie. Con il suo bagaglio di entusiasmo, parte da Giaveno (TO) verso le isole spagnole dell’Atlantico.

Fin qui potrebbe essere la storia, c’è ne sono tante di chi non si rassegna alla crisi e prendendo sul serio la propria passione cerca di costruirsi un futuro. A volte, però, non tutto può chiudersi con un “e visse felice e contenta”. Le prove che misteriosamente sono chieste a volte sono più grandi.

Così accade che il giorno di Natale, mentre è al lavoro, perde i sensi e sviene. Le sue condizioni appaiono subito molto gravi. Ora Sofia Serraboni aspetta in un letto dell’ospedale di Las Palmas (a Gran Canaria) di rientrare in Italia. Occorre un “volo protetto”. Per concretizzare questa possibilità si è mossa l’intera comunità, mentre su altri canali si cerca di sensibilizzare il ministero degli Esteri perché attivi un volo militare gratuito, come in altri casi.

Se ciò non avvenisse occorrerebbero almeno 20 mila euro per riportare in Italia la giovane. La sua famiglia non ha la disponibilità economica per pagare quanto è necessario per il rimpatrio aereo sanitario, rimpatrio tanto più urgente in considerazione delle condizioni generali della ragazza. La tac ha infatti evidenziato la presenza di una massa accanto al cervello e c’è dunque la necessità urgente di un intervento chirurgico, che in patria potrebbe essere effettuato in tempi brevissimi.

L’impegno è stato ampio, in prima fila l’amministrazione comunale. Ci si è generosamente mobilitati per aiutare mamma Katia (che dal giorno dopo Natale è a Las Palmas per accudire la figlia) ma la somma sinora raccolta è ancora insufficiente per il rimpatrio e per le cure. E, sul fronte ministeriale e diplomatico, non ci sono arrivano segnali.

Per informazioni la pagina di Facebook: Riportiamo Sofia Serraboni a casa