Riforma del Senato, sì all’immunità parlamentari

In commissione Affari costituzionali è stato votato l’emendamento che ripristina l’autorizzazione all’arresto e alle intercettazioni anche per i futuri senatori. Sì da maggioranza, Fi e Lega. No da Sel e da M5S

Continua in commissione Affari costituzionali l’esame di emendamenti e subemendamenti alla riforma che introduce il Senato delle autonomie, non elettivo, e abolisce di fatto il bicameralismo perfetto: il testo è atteso in aula a Palazzo Madama per il voto giovedì 3 luglio. Oggi la commissione, con una maggioranza trasversale formata da Pd, Ncd e Sc ma anche da Forza Italia e Lega, ha votato favorevolmente l’emendamento a firma Calderoli-Finocchiaro per l’immunità parlamentare anche ai nuovi senatori delle autonomie.

GOVERNO FAVOREVOLE. Il voto ha visto contrari dunque solo Movimento 5 stelle, ex grillini e Sel. Con questo emendamento i due relatori della legge al Senato, Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli, propongono di annullare la parte della legge proposta inizialmente dal governo che abrogava l’autorizzazione all’arresto e alle intercettazioni dei futuri senatori. L’emendamento passato in commissione, invece, ripristinerebbe l’attuale articolo 68 della Costituzione che appunto prevede le “immunità parlamentari”. Attraverso il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi il governo «ha dato parere favorevole» a quest’emendamento votato.

SENATO ELETTIVO. Ora resta ancora aperto il nodo sull’eleggibilità o meno dei futuri senatori, con un emendamento presentato dalla minoranza dem che va in direzione contraria alla linea della maggioranza e dell’esecutivo: è l’emendamento Chiti-Mauro, che vedrebbe il voto favorevole di 36 senatori. Oggi anche il senatore Antonio Azzolini di Ncd ha annunciato di aver presentato un proprio emendamento per un senato elettivo.