Referendum: il taglio dei parlamentari è una riforma di facciata

Cottarelli spiega il suo “No”: «Se passa il sì, è il trionfo dell’apparenza sulla sostanza, dell’approssimazione sulla attenzione, delle cose fatte male su quelle fatte bene»

Si avvicina la data del voto del referendum sul taglio dei parlamentari. Oggi sulla Stampa è apparso l’editoriale a firma di Carlo Cottarelli, ex commissario alla spending review, che esprime il suo convinto “no”. I motivi che spingono il professore a schierarsi contro la riduzione del numero dei parlamentari riprendono valutazioni già espresse da altri in questi giorni (Cottarelli fa anche notare che, da un punto di vista del “risparmio”, «prendendo il prestito “sanitario” del Mes si risparmierebbe, per 10 anni dalle 7 alle 9 volte in più del risparmio dal taglio dei parlamentari».

Ma, al di là di questo, sembra importante a Cottarelli segnalare un altro fatto:

«Mi sembra chiaro che un taglio dei parlamentari fatto in questo modo serva solo a uno scopo: quello di consentire a certe parti politiche di vantare di aver fatto qualcosa di apparentemente fondamentale quando, invece, si è fatto qualcosa di molto modesto, e, nel complesso, dannoso. Non si dovrebbero spendere ingenti risorse politiche (oltre al referendum ci sono stati quattro voti parlamentari, con relative tensioni politiche) per riforme che non sono essenziali e che sono pure mal fatte per apparire semplici. È sbagliato farlo in generale e anche peggio quando ci sono tante riforme arenate che il Parlamento dovrebbe approvare in via prioritaria (si pensi soltanto alla riforma della giustizia civile). Qualcuno dirà: è vero ma ormai è troppo tardi per recuperare le risorse spese. Già, ma il sì al referendum incoraggerebbe nuovi tentativi dello stesso genere. Se al popolo italiano piace questo approccio, allora proseguiamo su questa strada. E la strada, lo ripeto, è quella di riforme di facciata, di ricette semplicistiche più che semplici, spinte da slogan di facile comprensione (aboliamo la casta, dopo aver abolito la povertà). Se passa il sì, è il trionfo dell’apparenza sulla sostanza, dell’approssimazione sulla attenzione, delle cose fatte male su quelle fatte bene. E non si dica: ma almeno si fa qualcosa quando prima non si è fatto niente. Anche ora non si fa niente, ma si finge di aver fatto tutto. E si fornisce un alibi a chi, invece, dovrebbe fare riforme che sono davvero rilevanti per il nostro Paese. State tranquilli: se passa il sì, la nuova casta ci spiegherà come, loro sì, sono riusciti a sconfiggere la vecchia casta e a salvare l’Italia con riforme vitali. La vittoria del no manderebbe invece un chiaro segnale a chi ci governa: basta con l’apparenza, vogliano riforme davvero utili al Paese».

Foto Ansa