Dalle alture di Cuzco alla Copa Libertadores in quattro anni. La storia del Real Garcilaso

È nato solo nel 2009, ma ha eliminato il Nacional di Recoba e ora prova l’impresa nella Champions sudamericana. Merito del suo tecnico, “Petrolio”, che sa estrarre gemme preziose da club minori.

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A Cuzco, 3400 metri d’altezza sulle Ande peruviane, vogliono andare avanti nella loro scalata al calcio sudamericano. Ci proverà questa sera la Maquina Celeste del Real Garcilaso, ospitando i colombiani dell’Independiente Santa Fe nei quarti di finale di Copa Libertadores, traguardo dove sono arrivati dopo aver fatto fuori ai rigori gli uruguayani del Nacional (fatale l’errore del Chino Recoba). La gioia di quella vittoria è ancora fresca sulla pelle di questa squadra, risultato letteralmente inimmaginabile 4 anni fa, quando il club ancora non esisteva.
Ora però ci sono anche loro tra le grandi dell’America Latina, a contendersi un trofeo mai imprevedibile come quest’anno, orfano delle grandi brasiliane, aggrappato alle storiche Boca e Olimpia e per il resto appannaggio completo di club mai titolati. E chissà che allora l’outsider Real Garcilaso non si ambienti e il gusto della vittoria lo assapori fino in fondo.

L’IDEA DELLA FAMIGLIA VASQUEZ. Come detto la loro storia è recente: 2009 l’anno di fondazione. Il merito è della famiglia Vasquez: proprietari di un’azienda d’artigianato che esporta in mezzo mondo, decidono di scommettere i loro guadagni sul mercato calcistico. Partono dai campionati minori, fino ad arrivare a fare il grande salto nel 2011, anno in cui vincono la Copa Perù, lungo torneo che corre in parallelo alla Serie B locale assegnando un posto nella massima serie peruviana. E così lo scorso anno, eccoli arrivare al Campeonato Descentralizado, dove non riescono a laurearsi campioni nazionali per poco: la finale contro lo Sporting Cristal vede i rivali vincere entrambe le sfide 1-0 e così aggiudicarsi il titolo.
Potrebbe iniziare il declino per la Maquina Celeste: tanti giocatori se ne vanno, compreso Andy Pando, detto El Oso (l’orso), il bomber che con 27 centri era il capocannoniere del torneo e che si è trasferito al Las Palmas, serie B spagnola. Invece la struttura regge bene, le facce in campo cambiano ma non i risultati in campionato, dove il club naviga in vetta. E la squadra viaggia pure nei match internazionali di Libertadores, torneo cui il club è potuto accedere grazie al secondo posto ottenuto l’anno prima: nel gruppo 6 mettono insieme 3 vittorie e 1 pareggio, quanto basta per andare avanti e passare agli Ottavi di finale.

MERITO DI PETROLIO. E il merito va anche all’allenatore Freddy Garcia, soprannominato Petrolio, si dice, per la capacità di tirare fuori il meglio da ognuno dei suoi giocatori e di raggiungere risultati di grande valore con squadre minori. I Vasquez avevano scelto lui nel 2011 perché, pur avendo sempre allenato club provinciali, già due volte era riuscito a fare il salto nel Descentralizado, e hanno deciso di confermarlo alla luce degli ottimi risultati. Guadagnati in casa, dove i 3400 metri d’altitudine rendono difficile la vita a qualsiasi avversaria, ma anche in trasferta, dove il Real Garcilaso ha totalizzato 6 dei 10 punti ottenuti in Libertadores.
Dopo il passaggio del turno, Petrolio voleva incontrare subito una grande argentina o brasiliana, invece si è trovato contro il Nacional, e con l’aiuto dei rigori ha riportato ai quarti di finale un club peruviano dopo ben 14 anni. E  oggi proveranno ad andare ancora più su, oltre i 3400 metri di Cuzco.

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