Psicodramma a Teen Vogue: i millennial non hanno la fissa dell’aborto

Il magazine pro-choice scopre che i giovani americani non considerano i diritti riproduttivi una priorità per il voto. E dà una spiegazione bislacca

Teen Vogue non si capacita: «Le primarie iniziano, i giovani stanno decidendo quali questioni specifiche li spingeranno a votare per un candidato piuttosto che per un altro. E con grande sorpresa l’aborto potrebbe non essere una di quelle priorità». Come è possibile, si chiede il blasonato magazine per adolescenti d’America dopo aver commissionato un apposito sondaggio a Ipsos tra i giovani adulti dai 18 ai 34 anni, «la maggior parte delle persone che hanno abortito rientra nella fascia di età degli intervistati, perché un maggior numero di elettori non trova prioritari i diritti riproduttivi?».

L’ABORTO NON È UNA PRIORITÀ

Eppure è così, i 2.206 millennial intervistati dall’istituto di ricerche (fra loro 734 repubblicani, 988 democratici e 231 indipendenti) hanno posto l’assistenza sanitaria (92 per cento), l’economia (91 per cento) e l’istruzione (91 per cento) ai primi posti della “classifica” delle priorità che dovrebbe affrontare un candidato e in base alle quali orienteranno il proprio voto. Seguono, nella lista di priorità, la riforma della giustizia, l’immigrazione, la violenza armata. Chiudono la classifica il cambiamento climatico, i diritti riproduttivi e, in ultima posizione, i diritti Lgbtq.

MA COME POSSONO PENSARE AD ALTRO?

E questo è sconcertante per Teen Vogue: «Viviamo in un’epoca in cui l’aborto è forse più a rischio di quanto non lo sia mai stato dall’approvazione della Roe v. Wade nel 1973». Non ha senso, per la rivista, che i giovani non si preoccupino in primis di diritti riproduttivi, in un momento in cui sono stati firmati 25 nuovi “abortion bans” e la Corte suprema, coi suoi giudici anti pro-choiche nominati da Trump, dovrà presto esprimersi su una legge della Louisiana che potrebbe avere un pericoloso effetto a catena sull’accesso alle interruzioni di gravidanza in tutto il paese. Come è possibile quindi che al capitolo della ricerca dedicato al livello di priorità che dovrebbero avere i diritti riproduttivi per un politico americano solo il 20 per cento degli intervistati li abbia ritenuti una priorità “assoluta”?

QUANTI SFORZI INUTILI

Già, come è possibile, verrebbe da chiedersi, dopo tutte quelle tonnellate di articoli e copertine dedicate al tema da tutti i giornali americani, compreso Teen Vogue che da oltre un anno mena come un fabbro sui diritti riproduttivi? A che è servito per il magazine diffondere la guida su “Come procurarsi un aborto se sei un teenager”, o “Dove donare e come aiutare l’aborto legale”, o “Sì, l’aborto può essere divertente”, o “Cosa regalare a un’amica dopo un aborto”, o aver raccontato tutte quelle storie di interruzione di gravidanza, soprattutto quelle 39 (una per ciascuno dei 39 senatori che hanno chiesto alla Corte suprema di riconsiderare la Roe v. Wade) che “mostrano quanto sia importante l’accesso all’aborto” se poi la prima generazione di elettori utile non ne ha dedotto nulla?

POSSIBILI SPIEGAZIONI

I casi sono tre: o gli intervistati non vivono pensando all’aborto. O non leggono Teen Vogue. Oppure, come spiega al magazine Kate Cartagena, direttore Youth Campaigns di Planned Parenthood Generation Action, i diritti riproduttivi sono in realtà il centro implicito di tutte le cose che stanno a cuore ai giovani, in fondo «l’aborto è assistenza sanitaria. E l’accesso all’assistenza sanitaria riproduttiva, incluso all’aborto sicuro e legale, è la chiave per decidere il nostro futuro e pianificare la nostra vita». In fondo «i diritti riproduttivi vanno di pari passo con la giustizia razziale ed economica. E l’accesso all’assistenza sanitaria è diverso a seconda del reddito, della razza, e dello status delle persone». In fondo, a domanda esplicita, «il 66 per cento degli intervistati ha risposto di essere favorevole a consentire l’utilizzo di fondi federali per l’aborto e meno della metà ritiene che gli Stati dovrebbero avere il potere di limitarlo». In fondo «i candidati democratici sostengono ampiamente il diritto all’aborto» mentre invece «le politiche pericolose dell’amministrazione Trump…» eccetera.

NESSUN DUBBIO

Insomma, Cartagena e Teen Vogue sostengono che anche se non è in cima alla classifica delle priorità indicate da oltre il 90 per cento dei giovani, «ciò non significa che a loro non importi», anche se «sembra precipitare in fondo alla lista di ciò a cui danno importanza quando scelgono un candidato», in realtà la questione aborto è sempre presente, non sta in cima perché sta “dentro”, è implicita ad ogni altra e buona battaglia che loro considerano di primo piano, «ed è per questo che non abbiamo dubbi sul fatto che i giovani si mostreranno entusiasti e pronti a eleggere campioni dei diritti riproduttivi». Del resto, prima di occuparsi di politica o informazione o di “Donald Trump Is Gaslighting America”, Teen Vogue si occupava di trucchi, make up e di come applicare lo smalto glitterato nel modo giusto.