Processato per non aver previsto la crisi, ex premier islandese viene assolto. E contrattacca

Assolto nel processo che lo incolpava di non aver contrastato la crisi in Islanda, Geir Haarde ha ricevuto 150 mila euro. Non contento vuole rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Sono passati quasi sei mesi da quando Geir Haarde, ex premier conservatore dell’Islanda, è stato ritenuto colpevole dal Landsdomur, l’alta corte dell’isola, di aver contribuito al crollo finanziario del suo paese. Secondo l’accusa, infatti, Haarde, pur sapendo delle labili condizioni in cui verteva la finanza del paese, non avrebbe avvisato la sua squadra di governo dell’imminente pericolo. Un processo che ha i suoi risvolti politici, ma che si è concluso con l’abrogazione di tre capi d’imputazione su quattro. Per l’ultimo, la “negligenza”, non è stato prospettata alcuna pena carceraria né pecuniaria.

IL RIMBORSO. Poca cosa, il processo, destinato a finire nel dimenticatoio. Eppure, quattro giorni fa il governo islandese, a fronte delle continue richieste dell’opinione pubblica, ha dovuto rendere pubblico il rendiconto economico delle spese processuali, scatenando il dissenso civile. 95 milioni di corone islandesi – quasi 600 mila euro – è la spesa per gli stipendi dei giudici e del personale amministrativo del tribunale, cui vanno ad aggiungersi le spese per computer e cancelleria. A questi, va aggiunto il risarcimento a Haarde: 25 milioni di corone, circa 150 mila euro.

IL RICORSO. Nonostante il lieto fine, Haarde non demorde. «A mio parere il governo islandese ha violato le norme contenute nella Convenzione europea dei diritti dell’uomo in materia di giusto processo» ha rivelato pochi giorni fa alla stampa locale, annunciando che avrete portato il suo caso alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. L’ex premier lamenta irregolarità nello svolgimento del processo, come quella di non aver potuto prendere visione delle prove a carico della sua colpevolezza. Non bastano i soldi. Ciò a cui l’ex premier vuole arrivare è «la piena assoluzione».