Premio Ischia a Manzo, il giornalista che intervistò Esposito. E il giudice manda una lettera alla giuria per dissuaderla

Esposito è accusato di aver violato i doveri «di riserbo e di correttezza», a causa di un’intervista sulla condanna dell’ex premier rilasciata al cronista del Mattino. Per questo il magistrato gli ha chiesto 2 milioni di euro di risarcimento

«Sono a Ischia a ritirare il premio». Antonio Manzo, cronista giudiziario del Mattino, non ha altro da aggiungere a tempi.it sull’anomala decisione del giudice Antonio Esposito di lanciare un “appello” affinché non gli venga assegnato un premio giornalistico.
Esposito, presidente della sezione feriale di Cassazione che condannò l’anno scorso l’ex premier Silvio Berlusconi, ha cercato di bloccare il premio al giornalista del Mattino, facendo notare ai giurati che a causa dell’intervista («gravemente manipolata», secondo il suo avvocato) rilasciata a Manzo, all’indomani della condanna di Berlusconi a 4 anni di carcere per frode fiscale, è stato messo sotto accusa dagli organi disciplinari della magistratura.

NESSUNA RELAZIONE. Della lettera che Esposito ha inviato a tutti i giurati del premio speciale Ischia assegnato a Manzo ne parla oggi il Fatto Quotidiano. Il giudice, comunica ai lettori Marco Lillo, «ha scritto alla fondazione Valentino che organizza il Premio Ischia per chiedere che il riconoscimento sia bloccato», nonostante non vi sia, «nessuna relazione fra l’intervista di Esposito e il riconoscimento al giornalista del Mattino».

2 MILIONI DI RISARCIMENTO. Quell’intervista è «costata cara» al giudice che condannò Berlusconi, ricorda Lillo. Dopo la pubblicazione delle parole del giudice sul quotidiano di Napoli, «sono nati per lui un’azione disciplinare del Procuratore Generale e un procedimento davanti al Consiglio della Magistratura, rinviato al 3 luglio prossimo». Al giornalista del Mattino, infatti, Esposito avrebbe rivelato anticipatamente i contenuti delle motivazioni della sentenza. Lillo rivela un altro particolare della vicenda: Esposito «ha avviato un’azione civile per chiedere 2 milioni di euro di risarcimento a Manzo e solidalmente il direttore Alessandoro Barbano e l’editore Caltagirone». Il magistrato non ha chiesto risarcimenti solo a Manzo e al Mattino, ma anche al Giornale (400 mila euro), a Libero (1 milione e mezzo), a Piero Ostellino e al Corriere della Sera (150 mila euro), al Foglio e a Giuliano Ferrara (120 mila euro).

LA FRASE NON RIPORTATA. Secondo il giudice e il suo avvocato, Alessandro Biamonte, Manzo non dovrebbe ricevere il premio speciale Ischia (patrocinato dalla Presidenza della Repubblica e del Consiglio) perché avrebbe commesso una «grave violazione deontologica per aver pubblicato un testo difforme da quello concordato e per di più difforme dal colloquio effettivamente avvenuto». Il Fatto Quotidiano riporta l’audio nel quale il giudice aveva tentato di schermirsi dalle domande incalzanti di Manzo dicendo: «Non mi fare esprimere giudizi sulle sentenze, ci dobbiamo esprimere con la motivazione». La frase non è poi stata riportata nell’intervista.

LA DIFESA DI MANZO. Il giornalista del Mattino si è difeso dalle accuse di Esposito, spiegando, in una intervista a Tempi, di aver trascritto fedelmente quanto detto dal giudice Esposito (qui un estratto del file audio del colloquio telefonico fra il giudice e il giornalista). «Esposito ha detto esattamente le cose che hai letto nell’intervista – ha spiegato Manzo all’inviato di Tempi Peppe Rinaldi -. I nastri sono a disposizione, le quasi mitiche copie dei fax reciproci pure. Quando l’autorità giudiziaria ce li chiederà, se ce li chiederà, li metteremo a disposizione». Per quanto riguarda la frase omessa di Esposito, il giornalista ha ricordato, nel dicembre 2013, al procuratore generale di Cassazione, Carlo Destro, che «è perfettamente in linea con il lavoro giornalistico quello che viene definito da noi “editing” cioè il legame logico tra il parlato e lo scritto onde evitare che una acritica trasposizione, sia pure letterale e fedele, non porti il lettore a una comprensione netta e precisa delle parole che lo stesso magistrato aveva pronunciato nel corso della conversazione».

LE ACCUSE DEL PG DI CASSAZIONE. Dopo la fase istruttoria, a inizio giugno, il procuratore generale di Cassazione, ha accusato il giudice che condannò Berlusconi di essere incorso in una violazione dei doveri «di riserbo e di correttezza». Esposito, secondo l’accusa, avrebbe «sollecitato la pubblicità di notizie relative alla propria attività d’ufficio e alla trattazione del processo» dinanzi alla Cassazione, «utilizzando canali personali privilegiati ai quali già in precedenza aveva fatto ricorso», nonostante «dovesse a ciò sconsigliarlo, oltre la particolare risonanza mediatica che aveva accompagnato la celebrazione del processo, l’elevata funzione svolta nell’ambito del collegio giudicante».

INIZIATIVA DEL GIUDICE ESPOSITO. Esposito prese «di sua iniziativa il contatto telefonico, circa un’ora dopo la lettura del dispositivo della sentenza» con il giornalista del Mattino, «affermando di non poter parlare immediatamente e accordandosi con il giornalista per il rilascio di un’intervista, “per spiegare la sentenza” entro i successivi due o tre giorni». L’intervista fu poi rilasciata il 5 agosto con una «conversazione telefonica di circa 35 minuti», nel corso della quale «il magistrato ha interloquito sia sui criteri di assegnazione del processo alla sezione feriale sia sui temi che il collegio era stato chiamato ad affrontare in quel giudizio».