Perché acquistare un giornale in edicola è un atto di fiducia

Nel tempo dell’immateriale la ruvida sostanza di un prodotto di carta e inchiostro, stampato e trasportato, appare incongruente, primordiale, roba premoderna

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Le edicole stanno sparendo. E questo avviene nel totale disinteresse di tutti, a cominciare dalla politica e dalle istituzioni. Ormai trovarne una, anche nei luoghi più affollati come aeroporti o stazioni, è diventata un’impresa titanica. E, nei quartieri anche delle grandi città, reperirne poi una aperta è quasi impossibile. I giornali si vendono di meno anche perché si trovano di meno. So bene che il fenomeno è legato alla inesorabile sparizione di tutti i “ supporti” dell’industria culturale: cd, dvd… Nel tempo dell’immateriale la ruvida sostanza di un giornale fatto di carta e inchiostro, stampato e trasportato, appare incongruente, primordiale, roba premoderna.

Eppure… Eppure il rumore della saracinesca di una edicola che ferma i battenti per sempre è simile a quello di un albero che cade, annuncio di una foresta che sparirà. Sono già morti molti giornali, che hanno portato nella tomba un bene prezioso: l’affidabilità, l’autorevolezza. Sono finiti Lotta Continua e il Mondo, L’Unità e l’Europeo, Paese Sera e Epoca, Il Giornale d’Italia e La Domenica del Corriere…

Sono stati sostituiti da decine di blog. Il che va bene, comunque è ossigeno. Ma la scelta di un giornale in edicola, il suo acquisto erano e sono atti di fiducia. Ti scelgo perché mi fido, ti scelgo perché mi assomigli, ti scelgo perché sei il mio opposto, ti scelgo perché senza di te sarei più disarmato nel capire le cose del mondo, ti scelgo perché mi servi, mi fai pensare, mi racconti, mi porti dove la mia mente non è stata. Ti scelgo perché so che non mi prendi in giro, non mi fai credere ciò che non è. Quello che io leggo è frutto di un duro lavoro di tanti. Chi scrive ha visto, chi scrive ha poi qualcuno che, prima di stampare, controlla che ciò che uscirà sia veritiero e scritto nel modo migliore.

Si può dire: dovrebbe essere così. Biagi, Barbato, Montanelli, Bocca non nascondevano al lettore le proprie idee. Ma lo spingevano a confrontarsi con esse, gli piacessero o no. La ragione? Erano autorevoli. Parola che, credetemi, mette al riparo da un’altra che le assomiglia: autoritarismo.

Foto Flickr

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