Per il nuovo Manuale dei disturbi mentali la pedofilia non è una patologia, ma un “disordine”

Il Dsm V solleva molti dubbi. La definizione di pedofilia è molto ambigua. Essa è ritenuta una malattia solo nel caso in cui provochi “disagio” a chi prova attrazione fisica per i bambini

Uscirà nel maggio 2013, ma oramai le revisioni fatte al Manuale diagnostico e statistico di disturbi mentali, il Dsm V, non potrà subire troppi cambiamenti. E l’impostazione generale rimane quella di considerare patologia tutto ciò che è dramma umano e dolore. Al contrario, l’invulnerabilità è considerata sinonimo di sanità mentale.

I CONTENUTI. Fra le patologie legate all’alimentazione, oltre all’anoressia o la bulimia, verranno inclusi tutti i “Binge eating disorder”, ossia “i disordini da abbuffata”, una definizione che comprenderebbe tutto ciò che un tempo era considerato semplice vizio o esagerazione. Anche la nuova definizione di pedofilia è ambigua. Prima considerata una patologia, ora è diventata un “disordine”. Sarà, infatti, ritenuta una malattia solo nel caso in cui provochi “disagio” a chi prova attrazione fisica verso i bambini o all’area sociale circostante al soggetto. Nel caso in cui la persona sia invece completamente anaffettiva, la sua tendenza non sarà da considerarsi patologica.
Anche il lutto diventa malattia. Il dolore provato per la perdita di un caro è considerato al pari della depressione.
Sono state respinte, e quindi non considerate patologie, il “disturbo di dipendenza sessuale” e l’“alienazione parentale”, sindrome che affligge molti figli di separati.

PERPLESSITA’. Su tali scelte sono molti gli esperti che esprimono dubbi. In Italia, fra i primi a commentare la notizia, lo psichiatra fiorentino Domenico Fargnoli, autore di diversi libri e saggi. Oltre alle conseguenze dell’abuso massiccio di psicofarmaci che il nuovo Dsm provocherà, a preoccupare lo psichiatra è l’assenza di legami fra il nuovo manuale e i dati scientifici. Scrive infatti: «Un gruppo di psichiatri si mette d’accordo su una lista di comportamenti atipici e sul fatto che costituiscano un disturbo mentale. La creazione di nuove categorie è allora una specie di gioco da salotto priva di qualunque validità scientifica». Così, continua, l’insensibilità diventa «l’assetto ideale della normalità», mentre è «una pulsione d’annullamento» che ostacola la relazione umana derivando da «un fallimento dei rapporti inter-umani».