“Peppe Spritz No Grazie”. È partita la remuntada

Vuoi vedere che una chat list un po’ pazzerella e allegra saprà dare filo da torcere al sindaco di Milano che se la spassa con Grillo?

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala

Mentre Sala e Grillo che “mai” l’uno sarebbe andato con l’antipolitica, “mai” l’altro col Pd, stringono il patto della villeggiatura a villa Marina di Bibbona (e mentre di conseguenza la democratura Rousseau corre a stabilire il nuovo rosario di sinonimi-contrari di quanto fino ad oggi affermato).

Mentre assistiamo all’ennesimo giro di cabaret tra l’Elevato delle parrucchiere e un sindaco di Milano per tutte le stagioni (già braccio destro di Letizia Moratti, già uomo Expo di Matteo Renzi, già aspirante a una poltrona di comando nel Partito democratico).

Ecco, mentre succede che l’inquieto Beppe Sala continua a non tirare il fiato di un’ambizione tanto più smisurata quanto più si abbassa a fare da rimorchiatore Pd ai Cinquestelle, è già Ferragosto: si accendono i braceri e noi dell’opposizione siamo qui, in Piazza della Scala, a fare le belle statuine assieme agli eroici lavoratori di “Milano Ristorazione”, messi a gruppi di mezze dozzine alle guardiole del palazzo di Via Marino, sede dei gruppi politici del Comune di Milano.

Ma come mai, come mai, Milano non si adegua mai e non si aspetta granché dalla villa sul Tirreno dove due anziani furbacchioni si sono lustrati vicendevolmente le scarpe, gatto che lecca e liscia il pelo all’altro, nel nome naturalmente di uno sviluppo dell’Universo sostenibile e “green”, naturalmente nel segno dell’innovazione digitale e dell’equità sociale? 

«Ah, ottima cucina», disse Sala dello chef Grillo. E noi che eravamo rimasti allo spritz con Zingaretti.

Come mai, come mai, aspettando la notizia di prossima primavera, non si sa mai, allorché si depositeranno come cristalli salini le indagini sull’“epidemia colposa” che sconvolse Milano (e tutti penseranno a Gallera e Fontana mentre noi sappiamo che, tanto più se Palamara se la canterà, la Procura meneghina non potrà dimenticare gli aperitivi assembrati del sindaco di Milano e del segretario Pd) siamo qui provvisoriamente a cantare l’auspicabile de profundis al migliore dei sindaci di serie B?

Ecco la novità della Madonna ferragostana: a Milano è partito l’esperimento umano, amicale e politico che vede insieme consiglieri di Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Energie e Popolari per l’Italia (e più ne arriveranno di altri partiti, tanto meglio sarà). Uomini e donne per la remuntada. Una Lorenzo cherubinata. La Jovanotti di una Chiesa che vuole unire i bei lineamenti dell’eritrea bianca Silvia Sardone e la brillante parlantina di Manfredi Palmeri di Salaparuta. Alessandro Morelli appena un gradino sotto il dioscuro Salvini e il forzista praticamente concepito in consiglio comunale Fabrizio De Pasquale. E tutti gli altri in colonna.

Attenderemmo con sfarzo e pudica sorellanza anche le signore Arienta e Osculati, mamme cattoliche piddine che appaiono chiaramente stanche dell’egemonia dell’Ad prestato alla sindacatura. Per non parlare della Anita garibaldina Pirovano, colei che ha destato tanto scalpore per il nulla del sussidio Inps, quando il problema sentito anche da quel suo gruppo trapassato in “Milano progressista” (quando col Pisapia esisteva ancora come “Sinistra e Libertà”) è: quale disastro economico ci aspetta dopo gli anni passati a raccontare quanto siamo fighi, quanto siamo pro immigrati, pro droghe, pro Lgbt e, insomma, molto originali?

Aspetteremmo che si uniscano a noi anche l’ottimo assessore alle politiche sociali e casa Gabriele Rabaiotti e il compagno assessore alla cultura Filippo del Corno. La comunista abruzzese Simonetta D’Amico e la zingarettiana troppo brava per Zingaretti Arianna Censi. Siamo per altro pronti ad accogliere con spirito fraterno sia il socialista affossatore della “Lista Sala” e trasbordato ad “Alleanza Civica” Franco D’Alfonso. Sia sorella musulmana Sumaya Abdel Qader a cui il capogruppo Leonid Il’ic Barberis non chiede altro che alzare la mano ed ella perciò tace prudentemente dietro il suo bianco chador. 

Per non parlare della muscolare Elena Buscemi, pronta a sprigionare energie che oggi paiono represse dall’autocompiaciuto e un po’ machista zio Beppe. E via via, abbiamo un posticino pronto per vestire l’ottimata (variante genderizzata per “ottimati”) Milly Moratti. E finanche per Basilio Rizzo. Che da Democrazia Proletaria che fu – incredibile a immaginarsi, ma un segreto ci sarà – trasbordò armi e bagagli nel partito delle Procure.

In breve: abbiamo battezzato la chat-lista “Peppe Spritz No Grazie” (PSNG), una specie di Paris Saint No Germain, che nelle elezioni dell’anno prossimo se la vuole giocare come il Lipsia si è giocato l’Atletico madridista. Ci siamo dati appuntamento a settembre. E credo che per il 30 avremo già il nome del candidato sindaco. Tal che temo che Sala se la darà a gambe dopo che sentirà il nostro nome.

Al momento, nonostante le perplessità silenti di Matteo Forte, il popolare che tende alla solitudine dei numeri primi, la compagine che vuole superare la noia di un’altra consigliatura all’insegna della Milano tutta biciclette e finanza della cerchia dei Navigli, verde alla boschetto di Rogoredo e non-ho-capito-di-che-gender-sono-ma-mi-adeguo, si va arricchendo di giocatori che vogliono battere il monocolore che da risotto arancione che era con Pisapia, con Sala è diventato un brodino piuttosto giallo paglierino.  

Per dire, sono sbarcati aderendo con entusiasmo alla chat-lista “Peppe Spritz No Grazie” un paio di mediani niente male. Il grillino molto pentito e molto nomen omen Simone Sollazzo. E Marcora Enrico, figuratevi, addirittura un eletto nella lista “Beppe Sala Noi Milano” che essendosi opposto allo scioglimento della lista medesima, contro il parere di Valerio Onida (che non è proprio l’ultimo che passa essendo un accademico ed ex Presidente di Corte Costituzionale) i suoi ex colleghi di maggioranza gli hanno addirittura tolto il diritto di prendere parola per rappresentare in Consiglio il gruppo politico in cui Marcora è stato eletto.

Infine Beppe Sala non la racconta giusta. Dice che è andato da Grillo per assaggiare la coda alla vaccinara, quando in realtà deve avergli chiesto lo stesso aiutino che chiese nel 2016 per diventare sindaco contro Stefano Parisi a quel goloso di vita e amico degli ammalati che è Marco Cappato. 

Vi sembra che uno che non si è mai interessato ai municipi avrebbe ordinato alla sua maggioranza di cambiare la legge elettorale dei municipi medesimi, a un anno dalle elezioni, per introdurre il doppio turno (siccome c’è da risparmiare si raddoppiano i costi) se non fosse per il puro calcolo di evitare una disfatta?

Lo so che Sala ci sta pensando. Nessuno come un manager per tutte le stagioni è consapevole che la fortuna gira. Ah, saltasse fuori una bella poltrona in cima a una grande società di Tlc. Che dite? Il nostro avversario preferito si ricandiderebbe a sindaco di una grande città, vero, ma dove guadagna poco ed è sempre sulle spine? Io ancora non ci credo. Anzi. Il mio personalissimo consiglio a Beppe è quello di moltiplicare le code alla vaccinara in Villa sul Tirreno e stare lontano dal calice Milano. Senti a me. Come dice il tuo chef “la vita è una tempesta, ma prenderla in quel posto è un lampo”.

Foto Ansa