Pena di morte: il Vietnam torna alla fucilazione per risolvere il sovraffollamento delle carceri

Lo ha chiesto il ministro della Pubblica sicurezza: ci sono 678 persone in attesa di esecuzione ed è difficile rifornirsi di agenti chimici per l’iniezione letale

Il Vietnam vuole ricominciare a eseguire le sentenze di pena di morte usando i plotoni di esecuzione. È quanto rivelano oggi i quotidiani di regime vietnamiti, secondo cui il ministro della Pubblica sicurezza, Tran Dai Quang, ha chiesto all’Assemblea nazionale di permettere l’uso della fucilazione almeno fino alla fine del 2015.

INIEZIONE LETALE. Il paese comunista aveva vietato questa pratica nel 2011, quando ha deciso di ricorrere all’uccisione dei detenuti attraverso l’iniezione letale per «motivi di umanità». Ma secondo quanto riportato dai media locali, Hanoi da agosto non riesce più a procurarsi gli agenti chimici necessari all’iniezione letale e per questo il ministro avrebbe chiesto temporaneamente di riprendere la pratica dei plotoni di esecuzione.

CARCERI SOVRAFFOLLATE. A fronte di 678 persone che sono attualmente nel braccio della morte in Vietnam, da agosto “solo” sette persone sono state uccise con l’iniezione letale a causa dei problemi indicati. La richiesta del ministro di ricorrere alla fucilazione servirebbe anche a svuotare le carceri, attualmente «sovraffollate» a causa dei ritardi nell’esecuzione delle pene capitali.