Palazzo Madama, via all’esame finale della riforma del Senato: giovedì in aula

In commissione Affari costituzionali è iniziata la battaglia per la legge che cambia il volto del Senato e del titolo V. Sul tavolo più di mille pagine di emendamenti da votare. Calderoli: «Avanti come da programma»

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Alle 16.37 in commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama è iniziata la discussione sugli emendamenti e i sottoemendamenti per la riforma del Senato e del titolo V della Costituzione. I media l’hanno definito quasi unanimamente “l’inizio della battaglia”, dato che contro la linea dell’esecutivo al Senato si è già schierata una parte dello stesso Pd, con Vannino Chiti in prima linea.

ELEGGIBILITA’ E IMMUNITA’. Il provvedimento è atteso in aula per il pomeriggio di giovedì, il 3 luglio: ma gli emendamenti da votare in commissione a partire da oggi occupano ben 728 pagine, e altre 581 i subemendamenti. Tra questi ultimi c’è anche il subemendamento su cui si prevede la battaglia più dura, quello presentato da 37 senatori, tra cui 19 del Pd, che chiede un Senato elettivo – contrariamente alla linea del governo e della maggioranza –. L’altro nodo irrisolto è il tema dell’immunità parlamentare, mai prevista dal testo originario che parla di un senato composto da sindaci e presidenti di regione, a elezioni indiretta. La maggioranza ha introdotto un emendamento a firma Finocchiaro-Calderoli, che chiede di lasciare inalterato il testo attuale della Costituzione sul tema dell’immunità, anche se i senatori non sono più parlamentari eletti direttamente dal popolo.

FINE DEL BICAMERALISMO. Un punto sicuramente decisivo, inoltre, è la fine del bicameralismo perfetto nel testo presentato dal governo: solo la Camera voterebbe le leggi ordinarie e la fiducia agli esecutivi, mentre il Senato può proporre alle leggi ordinarie modifiche, non vincolanti per Montecitorio, e manterrebbe gli attuali poteri solo per le leggi costituzionali e le leggi di revisione costituzionale. È possibile però che venga approvato l’emendamento presentato sempre a firma Calderoli-Finocchiaro che, lasciando di fatto intatto il testo dell’esecutivo, attribuisce qualche potere in più a palazzo Madama (ad esempio l’intervento anche su leggi di attuazione di disposizioni costituzionali in materia di referendum, e sulle leggi di ratifica dei trattati europei).

«AVANTI COME UN DIESEL». «Andiamo avanti come da programma. Le riforme sono come un Diesel: finora abbiamo scaldato le candelette, ora si va avanti senza perdere tempo» ha detto il relatore della legge elettorale Roberto Calderoli, al termine di un incontro con la co-relatrice, Anna Finocchiaro (Pd), rispondendo ai giornalisti che chiedevano se ora ci saranno rallentamenti in vista dell’assemblea di Forza Italia.

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