Lettere al direttore

L’opposizione di due “partiti” che non lo sono: Cgil e Anm

Di Emanuele Boffi
10 Gennaio 2026
Nel nostro paese sono il sindacato di sinistra e l'associazione magistrati i due veri "oppositori" al potere politico
Il segretario generale della Cgil Maurizio Landini
Il segretario generale della Cgil Maurizio Landini (foto Ansa)

Attualmente, la Camera dei deputati è composta da 398 eletti, in rappresentanza di 16 gruppi politici alcuni raggruppati tra di loro per motivi organizzativi. Mi pare, dunque, che lo scarso interesse al voto da parte dei cittadini (sempre più accentuato) sia compensato da un numero spropositato di sigle politiche, ciascuna delle quali pretende di essere un partito. Dunque, pochi elettori, ma tanti partiti. Questa è la situazione. Non mi pare che vi sia l’esigenza che vengano creati altri partiti: almeno il buon senso dovrebbe suggerire un atteggiamento di questo tipo. Ma la realtà è diversa: infatti, in questi ultimi tempi sono nati due altri partiti, almeno due che fanno rumore. Magari ce ne sono altri che stanno nascendo in silenzio!
Uno dei due nuovi partiti è costituito dalla Cgil, gloriosa sigla sindacale, che oramai ha dimenticato la difesa dei diritti dei lavoratori e si presenta alla ribalta pubblica, con i suoi scioperi del week end, urlando parole e slogan di preciso contenuto politico. La Cgil si occupa di politica internazionale, operando precise scelte di campo. Si occupa di politica nazionale, dando praticamente del fascista a chiunque la pensi in modo diverso. Concede il proprio sostegno ai futuri alleati di governo in modo ed in misura molto trasparente. A questo proposito, occorre anche dire che uno dei pregi di questo comportamento è proprio la trasparenza: infatti, la Cgil non cerca di nascondere la sua volontà di trasformarsi in un partito politico (cosa già avvenuta). Lo testimonia senza ambiguità. Ecco, dunque, il primo nuovo partito.
Più inquietante mi pare la nascita del secondo nuovo partito politico, che è quello formalizzato dalla classe dirigente della Associazione nazionale magistrati, che ha una bella sigla di sapore politico: Anm.
Già inquietante è il fatto che gli appartenenti ad uno dei fondamentali poteri dello Stato si siano costituiti in associazione, visto che già le istituzioni democratiche hanno previsto l’esistenza del Csm a tutela di tale potere. Che necessità c’era di creare anche un organismo parallelo, alla cui guida si accede sulla base di una rigorosa divisione in correnti? Il potere legislativo non ha creato una associazione di parlamentari per tutelare le proprie funzioni. È il Parlamento stesso, in prima persona, a tutelare la dignità e le funzioni dei propri membri, anche se poi non sempre lo fa (anzi, ha vergognosamente cancellato il diritto alla immunità!). Gli appartenenti al potere esecutivo non hanno creato una associazione specifica per tutelarsi, anche perché ogni 5 anni è il popolo stesso a giudicarli direttamente (quando gli è permesso).
Solo i magistrati hanno ritenuto di costituirsi in associazione ed ora, non contenti di questo, si sono trasformati in un vero e proprio partito politico, che sta entrando nel dibattito pubblico con tutti gli strumenti, compresi quelli finanziari, di ogni partito politico. Il primo risultato negativo raggiunto da questa decisione è quello di ledere gravemente l’aura di terzietà dei magistrati. I cittadini, vedendoli comportarsi come politici di parte nei dibattitti pubblici e nei talk show, come potranno poi fidarsi dell’equilibrio delle loro decisioni? Per certi versi, c’è veramente incompatibilità tra la gestione della politica e la gestione della giustizia. Sotto questo profilo, l’Anm sta rendendo un cattivissimo servizio al necessario equilibrio tra istituzioni. In questo senso, non si sentiva certamente il bisogno che si formasse un nuovo partito: ma ormai il fattaccio è avvenuto e sarà sempre più difficile predicare moderazione.

Peppino Zola  

L’opposizione vera in Italia la fanno due “partiti” che non lo sono: Cgil e Anm.

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Caro direttore, anche se quest’anno appena passato è stato probabilmente uno dei peggiori del millennio, almeno per ora, è anche stato l’anno del Giubileo e, a proposito di questo, non mi sento di lasciarlo andare senza aver rilevato che il logo del Giubileo 2025 scelto a suo tempo come simbolo dell’evento è una fantozziana boiata pazzesca perché insipido, dilettantesco e brutto. Messo in mostra come mi è capitato di vederlo in certe chiese la sua banalità faceva apparire un capolavoro la più modesta tela del passato e un gioiello la più sperimentale opera d‘oggi.
E poi diciamocelo, quale banca sceglierebbe mai qualcosa di simile per ingraziarsi i clienti? O quale supermercato l’userebbe per pubblicizzarsi? O quale azienda commerciale gli affiderebbe i propri prodotti? No, lì dove quello che conta sono “i dané” ci si rivolge ai professionisti!
Ecco che invece la Chiesa, che nei secoli ha sempre chiamato i maggiori artisti d’ogni epoca a testimoniare con la bellezza la verità della sua fede, ha avuto bisogno per arrivare a questo risultato con un “concorso internazionale in cui sono giunte 294 proposte da 213 città e da 48 Paesi diversi, con un’età dei partecipanti dai 6 agli 83 anni”!
Vorrei aggiungere che secondo me (che per inciso e doverosamente le assicuro, dato che collaboro alla sua rivista proprio disegnando, che mai avrei osato anche solo pensare di partecipare a concorsi del genere) la responsabilità di questa, che di fatto non è che l’ennesima sciocca offesa alla Chiesa e ai credenti, non è di chi con tutti i suoi limiti ha realizzato come ha saputo fare quelle “quattro figure stilizzate per indicare l’umanità proveniente dai quattro angoli del mondo… una abbracciata all’altra per indicare la solidarietà e la fratellanza che deve accomunare i popoli” come dice l’home page Jubilee 2025 del Vaticano, e “…aggrappate a una croce che si trasforma in un’ancora su un mare mosso” come chiarisce didascalicamente in altro sito web.
No, la responsabilità è di chi con presuntuosa arroganza, pari a una ciclopica incompetenza, ha voluto organizzare questa inutile pagliacciata ottenendo esattamente il risultato che ha ottenuto: una fantozziana boiata pazzesca di cui non lo ringraziamo.

Guido Clericetti

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