“Onestà! Onesta!”, urlano mentre fanno calare la ghigliottina

I grillini s’accodano al can can mediatico e sguazzano nelle inchieste da Lodi a Milano. Ma la politica non è distruggere, ma costruire. Come dice il volantino di Cl

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Ho letto il volantino “La politica è un bene”, a firma di Comunione e Liberazione. Ringrazio i suoi estensori perché coglie il clima di disaffezione che c’è nell’aria. E il tradursi pratico di questa disaffezione «in una sfiducia verso qualunque formazione politica». D’altra parte: cosa volete che pensino gli italiani della politica se, puntuale come la morte, più si avvicina la data delle elezioni più si moltiplicano le notizie di inchieste e di retate (va così dal ’93 del secolo scorso)?

Ora tocca al Pd renziano. Pd che fa reclamo al Csm e chiede l’apertura di un fascicolo per i magistrati che hanno prescritto la galera a un sindaco accusato di turbativa d’asta. Galera preventiva e tassativa per un reato bagatellare in un paese in cui anche gli autori di delitti efferati sono ammessi agli arresti domiciliari (se non addirittura al giudizio a piede libero).

È vero, c’era bisogno di un provvedimento così pesante, quando il reato (se il reato c’è stato e lo stabilirà il processo, se si farà, quando si farà, eccetera) dovrebbe essere stato commesso anzitutto dal funzionario comunale che ha materialmente firmato gli atti soggetti all’accusa di turbativa? Naturalmente il sindaco è un boccone molto più prelibato dello sconosciuto funzionario (della cui sorte per altro nulla sappiamo). E più prelibata ancora è la notizia del sodalizio (con Lorenzo Guerini) che unisce il sindaco a Matteo Renzi. Tutto così prelibato che il pentastellato Luigi Di Maio ci sguazza, come esige il copione elettorale: «Tre settimane, tre inchieste e arresti per uomini Pd».

Ovviamente i 5 Stelle fanno il loro mestiere. Fanno politica a rimorchio delle toghe. Sono nati così. Come dipietrismo 2.0. Niente di nuovo sotto il sole. Per i primi dieci anni ci ha pensato l’“eroe” che giurava e spergiurava che mai si sarebbe dato alla politica a lucrare sulla giustizia. Per altri dieci ci penseranno i laqualunque del clic e del latrare forcaiolo. I pasciuti scodinzolando sulla schiuma dei famosi “social”. Gli indignati per professione addetti allo stoccafisso de “la rete insorge!”. I “democratici” agli ordini di un solo comico adelante e di una sola Casaleggio formaggiante.

E volevate perdervi lo spettacolo da camicie brune nella Weimar del consiglio regionale di Lombardia, dove è dovuta intervenire addirittura la Digos per placare la bagarre e gli insulti contro un politico rimesso in libertà per formalità di legge, e nella legge la forma è tutto, altrimenti molto meglio il linciaggio, il rogo, l’impiccagione o l’incaprettamento del reo o presunto tale? Volevate perdervi la novità plasticamente esibita da questi che sono ormai a un passo dal governare l’Italia, sospinti dal turbo furore del “dagli all’untore! Ladri! Forca!”? Cosa c’è di nuovo nelle grida udite a Milano, nella sede del consiglio regionale di Lombardia, rispetto a quelle che si udivano nella Milano seicentesca e spagnolesca della Colonna Infame?

Già. In che paese sono nati questi qui che a venti, trenta, quarant’anni, non hanno altra aspirazione nella vita se non quella di riempire le galere e di vedere “buttar via le chiavi”? Questi qui, sono nati nel Paese che venticinque anni orsono ha cominciato a conoscere la galleria di mostri generati dal sonno della ragione. Sono nati nel Reparto C (Solženicyn) di una giustizia interpretata senza formalità da stato di diritto. E su una narrativa mediatico-giudiziaria, Il Processo (Kafka), da presunzione di colpevolezza. Poiché come dice il Davigo di ieri e di oggi, «non esistono innocenti, ma solo colpevoli non ancora scoperti». Poiché «hanno vinto le mosche, i corrotti». Sono nati, questi qui, in quella parte di italiani che è regredita alla fase anale. La fase del bambino che prova interesse e piacere per gli escrementi.

Ho letto il volantino di Cl. E mi ha fatto piacere. Son contento che il mio movimento abbia detto una parola di elogio della politica. E di ogni candidato in politica. Perché «ogni candidato può testimoniare che la politica è un bene». Perché «occuparsi del bene di tutti in una amministrazione locale è esso stesso un bene». E perché questa è la Democrazia.

Foto Ansa


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