Norlevo e i casi di Voghera e Vicenza. «Bisogna dire la verità: la “pillola del giorno dopo” è abortiva»

Bruno Mozzanega, ginecologo e professore: «Le posizioni ufficiali negano quello che dicono i loro stessi studi: il Levonorgestrel impedisce la sopravvivenza del concepito»

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Dopo il caso dell’infermiera di Voghera, dimessa per il solo fatto di non aver dato il Levonorgestrel (Norlevo o “pillola del giorno”) a una paziente, spiegandole l’effetto abortivo che poteva avere, a Vicenza è scoppiato un altro caso che solleva il problema dell’obiezione di coscienza legato alla prescrizione della pillola. Questa volta sul banco degli imputati è finita una dottoressa, Rita Polo, che non ha voluto cedere alle pressioni di prescrivere il Norlevo, nonostante le minacce di denuncia da parte dei due giovani che l’avevano richiesto. Bruno Mozzanega, ginecologo e docente dell’università di Padova, dice a tempi.it che è tempo di «chiarire la verità su quello che non è un semplice contraccettivo».

Eppure all’inizio dell’anno l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) ha deciso di rimuovere dal foglietto illustrativo del Levonorgestrel la dicitura: «Il farmaco potrebbe anche impedire l’impianto dell’ovulo fecondato». Come fare?
La posizione ufficiale della Figo (la Società scientifica internazionale dei ginecologi) e dell’Aifa sul Norlevo, e cioè che il suo effetto sia solo anticoncezionale, è in netto contrasto con quanto emerge dagli stessi studi sperimentali. Lo “statement” della Figo, sul meccanismo antiovulatorio come unica modalità d’azione, è infatti smentito dagli stessi articoli che cita in bibliografia, nei quali la maggior parte delle donne, assunto il Norlevo, ovula. Di più, due (Brache e Faundes) dei tre ginecologi autori dello Statement nei propri articoli scientifici evidenziano che il Norlevo, assunto nei giorni più fertili del ciclo, non ha alcuna capacità di inibire l’ovulazione: il contrario di quanto poi presentano come la posizione ufficiale dei ginecologi di tutto il mondo.

Ma questo come dimostra che la pillola è abortiva?
Se le donne ovulano e la gravidanza non compare, cosa significa? Dovrebbero comparire 5.9 gravidanze su 100 donne che hanno rapporti non protetti nel periodo fertile, e dopo il Norlevo ne compaiono solo 1.6. Manca il 65 per cento delle gravidanze attese e ci si chiede che destino abbiano avuto questi embrioni.

Come funziona davvero il Levonorgestrel?
Preso nel primo giorno feritile sposta l’ovulazione in avanti. Però nei giorni che precedono il primo giorno fertile la donna, appunto, non è ancora fertile, e quindi il farmaco funziona inutilmente come anti-ovulatorio. Assunto invece durante uno dei giorni fertili successivi, il Norlevo non blocca affatto l’ovulazione: la donna ovula e può concepire, ma la pillola impedisce che si formi un corpo luteo ben funzionante. L’endometrio non si prepara all’annidamento del figlio che quindi non avrà alcuna possibilità di sopravvivere.

Eppure l’infermiera di Voghera si è dimessa, mentre a Vicenza si parla di adottare una prassi generale contro quella che viene definita una «omissione di soccorso».
Non c’è alcuna omissione di soccorso. La procreazione responsabile alla “tutela della salute della donna e del prodotto del concepimento”, appare come finalità della legge 405/75 sull’Istituzione dei consultori. Non prescrivere un farmaco che elimina o può eliminare un figlio già concepito significa osservare pienamente la norma di legge. Credo sia ora di smettere di diffondere informazioni false che ingannano soprattutto le donne e creano l’aspettativa di un diritto che non può esistere: ricevere farmaci che impediscono la sopravvivenza dell’embrione.

Come fare quindi?
Se c’è la possibilità bisogna spiegare alle donne come stanno davvero le cose, anche se a volte è faticoso, perché ricevere il Norlevo è scambiato per un diritto in quanto presentato come semplice contraccettivo. La disinformazione è la prima da combattere, oltre a ingannare le donne crea conflitti fra medico e paziente. Quanto ai medici devono essere correttamente informati. Non farlo è una grave responsabilità del mondo accademico. La dottoressa vicentina è un grande esempio, minacciata di denuncia ha tenuto duro. Quanto all’infermiera di Voghera, mi auguro che ritiri le dimissioni “volontarie”. Saremo al suo fianco per ristabilire la verità.

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