La proposta della Von der Leyen non piace ai principali paesi europei, che hanno dubbi sui costi, sull'utilizzo e soprattutto non vogliono che Bruxelles si intrometta in materia di difesa
Utilizzo di droni durante un'esercitazione Nato (foto Ansa)
Prima ancora che venga costruito un singolo drone e prima ancora che sia stato neutralizzato un singolo velivolo russo, il «muro di droni» evocato durante lo stato dell'Unione da Ursula von der Leyen è già stato abbattuto, come spesso accade, dalle divisioni interne tra i paesi membri.
I dubbi dei paesi europei
Negli ultimi mesi droni russi hanno sorvolato Polonia e Romania, mentre velivoli non ancora identificati - anche se tutti puntano il dito contro Mosca - hanno creato disagi in Danimarca, Norvegia e Germania.
Tutti, o quasi, sono d'accordo in Unione Europea che sul fronte orientale vada aumentata la sicurezza e che non si può continuare a contrastare velivoli che costano 10 mila euro l'uno con missili che valgono centinaia di migliaia di euro, come fatto dai jet della Nato sui cieli polacchi.
I dubbi però che attraversano le cancellerie europee sono sempre gli stessi: 1) chi paga? 2) come e dove usare i droni? 3) chi decide militarmente come, quando e dove agire visto che Brux...
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