La mossa di Berlusconi a Roma è una scommessa, non un azzardo

si parla tanto di identità e lui ha scelto l’identità moderata. Che è un metodo non una tiepidezza. La sua decisione per la capitale non ha un significato solo locale. Vedremo se sarà vittoriosa. Decide il popolo

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Boris si interroga. La politica a cosa serve? In Russia, Solzenicyin ha sempre sostenuto che non deve essere nemica de «l’elevazione spirituale». Che vuol dire da noi? Se lo chiede e cerca risposte. Intanto si affaccia la cronaca nella sua zucca.

La settimana scorsa c’è stato uno sconquasso politico. Forza Italia, cioè Silvio Berlusconi, ha ribaltato il tavolo dove i suoi due presunti alleati di destra lo stavano facendo ballare a proposito del candidato sindaco della Capitale. Meloni e Salvini, gente in gamba, giovane, lo aveva gabbato. In apparenza. Prima gli avevano, per bocca di mamma Giorgia Meloni, bocciato Alfio Marchini, bello e nuovo. Poi si erano convinti a dire di sì a Guido Bertolaso, uomo del fare e quindi perfetto interprete di Berlusconi. È bastata una frase sui rom, peraltro giusta sul loro essere stati un popolo perseguitato (ad Auschwitz c’erano anche loro – nei forni) perché venisse rinnegato dal duo lepenista. Che così pensava di mettere Silvio spalle al muro. Sei più debole di noi, i sondaggi puniscono te e Bertolaso, vieni qui che ti diamo il bacetto e poi ti mettiamo il plaid e via a letto, come un bravo nonnetto.
Persino capi moderati di Forza Italia volevano spingere Berlusconi ad arrendersi al diktat, per non compromettere un’alleanza futura. Ma la questione è: alleanza per fare che cosa? Vincere per chi e per cosa? Oggi come oggi sarebbe una destra con un foruncolotto di centro, alla fine inessenziale.

Ed ecco che Berlusconi ha spaccato il cerchio tragico in cui l’avevano piazzato il Gatto Salvini e la Volpe Meloni. E ha lanciato il doppio asso Marchini + Bertolaso, uno l’immagine, la strategia, la conduzione politica, l’altro il fare, il risolvere, l’occuparsi delle buche, mettendo in opera il programma del primo.

Qualcuno dice: è un suicidio, è un modo per lasciare campo libero a un ballottaggio tra la Raggi di 5 Stelle e brillantini sulle guance e il renziano Giachetti dalla giacchetta perennemente sgualcita, mettendo kappaò destra e centrodestra contemporaneamente.
Boris non crede affatto. È una scommessa. Ma non è un azzardo. Si parla tanto di identità, e Berlusconi ha scelto l’identità moderata. Che è un metodo non una tiepidezza. La sua decisione per Roma non ha affatto un significato solo locale. Un po’ perché l’Urbe è la città meno locale del mondo, ma soprattutto perché l’ultima mossa del Cavaliere di Arcore segna la storia politica di questa Italia, non solo di una parte politica. Vedremo se vittoriosamente oppure no. E questo dipende dai voti. E questo è il bello della democrazia. Tu giochi le tue carte, ma decide il popolo.

Resta una domanda: vincere per che cosa?
Se dovesse riuscire l’operazione Marchini, si ristabilirebbe un quadro chiaro. Non un bipolarismo dove da una parte c’è il centrismo parolaio di Renzi contro lo sfascismo iroso e un po’ hitleriano dei 5 Stelle, con una destra abbastanza forte ma incapace di ambire al governo, e un centro moderato alla caccia di qualche posticino. Ma un paese dove si oppongano tra loro, senza radicalismi e duelli rusticani, una sinistra-centro e un centro-destra alleati (oppure no) con le rispettive ali sinistre e destre.

I sondaggi per quello che valgono vedono una ascesa forte di Marchini.

Intanto qualcuno ricorderà che il poco affidabile Boris anticipò quello che sta accadendo in queste ore. Vale a dire che il meglio per Roma, se si voleva un’alternativa allo sfascio della Capitale, passava per Alfio Marchini sindaco e Guido Bertolaso city manager. Citazione russa un po’ vanitosa: «… Giorgia Meloni se proprio volesse spiazzare tutti e portare Roma a una fase di autentica novità, dovrebbe ricominciare da capo, ribaltando il suo primo no, quello ad Alfio Marchini… Giorgia mise il veto sul rampollo di una grande famiglia di costruttori comunisti, ma come si fa a giudicare una persona dalla fede del nonno? Si potrebbe decidere insieme per la coppia Bertolaso-Marchini, o Marchini-Bertolaso. Alfio sindaco, Guido padrone della macchina gestionale. Con Berlusconi pronto a dare garanzie per entrambi e di certo Salvini non potrebbe negare il proprio sì». Per ora quel sì di Salvini non c’è. A Roma non c’è. Nel futuro, si vedrà. Resta la domanda di Boris: vincere per che cosa?

Foto Ansa


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