A Modena si chiede la trascrizione delle nozze gay. Ma la mozione «va contro la Costituzione»

Un consigliere chiede la trascrizione nel registro comunale dei matrimoni, delle nozze dei cittadini omosessuali sposati all’estero. Intervista a Luigia Santoro, capogruppo Ncd

Per Adriana Querzè, capogruppo della lista civica “Per Me Modena”, ha chiesto la trascrizione nel registro comunale dei matrimoni, delle nozze dei cittadini omosessuali sposati all’estero. Secondo Querzè «in Italia il matrimonio che una coppia gay o lesbica contratto all’estero non è illegittimo», pertanto il Comune deve trascriverli «nei registri di stato civile (…), per rendere pubblico un atto già valido secondo la legge del Paese in cui il matrimonio è stato contratto». Come vi abbiamo già raccontato, le due consigliere si erano già scontrate sul diritto delle Sentinelle in piedi di manifestare in piazza.
La mozione della consigliera, dopo le dichiarazioni del sindaco di Napoli sull’istituzione del registro delle unioni civili e le analoghe pressioni nei Comuni di Reggio Emilia e Bologna, «vanno al di là di qualsiasi rispetto della democrazia». A dirlo a tempi.it è Luigia Santoro, capogruppo Ncd, che ha risposto alla mozione con un ordine del giorno. Santoro esprime la sua preoccupazione «per i crescenti tentavi in contemporanea di scavalcare il Parlamento. Arrivano tutti insieme, pare un vero e proprio manifesto».

DIRITTI SENZA DOVERI. Il provvedimento di Querzè parla dell’esistenza in Italia «di una disparità di trattamento tra coppie eterosessuali unite in matrimonio e tutte le altre coppie», a cui sono «negati il congedo parentale, l’assistenza al/alla partner con disabilità (…), il diritto a ricevere informazioni in caso di ricovero (…), il diritto alla reversibilità della pensione». Peccato che non sia proprio così. «Anzi – controbatte Santoro – oggi, a parte il diritto di reversibilità e di adozione, tutti gli altri sono già garantiti: per l’assistenza, ad esempio, basta nominare il compagno/a tutore».
Per quanto riguarda i diritti patrimoniali o adottivi sono negati semplicemente perché «la Costituzione italiana riconosce che la famiglia, come un’unione stabile fra uomo e donna, è l’unico alveo in cui una persona si può sviluppare appieno, dove quindi si può formare un buon cittadino». Lo Stato, insomma, elargisce diritti a chi si prende responsabilità e obblighi ben precisi, «sebbene ora, anche a livello nazionale, stiamo andando verso l’elargizione di diritti in base alla forza con cui si pretendono». Santoro si riferisce alla minoranza Lgbt di cui ha parlato anche nell’ordine del giorno, come opposta alla «maggioranza degli omosessuali che non avverte necessità di riconoscimento civile della loro unione e che si esprime contraria all’adozione dei minori». Eppure questo è il modello con cui il governo Renzi vuole regolarizzare queste convivenze. «Infatti non si riconoscono direttamente le adozioni, ma saranno possibili attraverso degli “step”, anche se per la Querzè non è sufficiente nemmeno questo».

LE SCORCIATOIE. Nell’Odg Santoro ha sottolineato poi il carattere ideologico di una questione che viene sbandierata come urgente, spiegando che «la legge francese sul matrimonio gay è stata un flop: a tre mesi dall’approvazione della “legge Taubira” (23 aprile 2013), erano solo 596 i riti celebrati in tutta la Francia, di cui 241 a Parigi, come fu riportato da Le Monde». Avrà ragione sul flop, sulla costituzione e sullo scavalcamento della legge, eppure Querzè non sbaglia quando fa riferimento all’ordinanza del tribunale di Grosseto del 3 aprile 2014, che ha disposto la trascrizione nei registri di stato civile del Comune del matrimonio di una coppia omosessuale contratto a New York. Ma è proprio questo «il tragitto pericoloso che ormai si imbocca per sovvertire le norme fondamentali dello Stato: cercare l’approvazione di questi nuovi diritti per via giudiziaria o amministrativa. Così, anche se di fatto queste sentenze o ordinanze non sono ancora valide erga omnes, si prepara la testa della gente. In modo che quando sarà discussa la legge saremo assuefatti o impossibilitati ad esprimerci senza essere accusati di omofobia». Sarebbe davvero un uso fazioso e illegittimo del potere democratico a scopo ideologico. «È la stessa Querzé ha dirlo, quando scrive che il Comune di Modena deve agire per “far pesare a livello nazionale il proprio orientamento”».