Milano vara la cittadinanza per i figli degli stranieri. Ma è solo una cerimonia simbolica

Il provvedimento, senza nessun valore legale, mira a fare della città di Sant’Ambrogio un «laboratorio di diritti». Proprio come con il registro delle unioni civili.

A Milano la cittadinanza italiana per tutti i bambini nati da genitori stranieri sarà presto realtà. Anzi, no. Quasi realtà. O, ancora meglio e se si vuole essere più precisi, per nulla reale. Già, perché l’attestato con cui il Comune conferirà, con tanto di cerimonia, la cittadinanza onoraria ai figli di stranieri venuti al mondo sul suolo della metropoli milanese sarà soltanto, evidentemente, “simbolico”. Senza nessun valore di tipo legale.
A dare notizia della “cittadinanza simbolica” è stato il Corriere della Sera Milano, segnalando l’approvazione di un ordine del giorno presentato nell’aula di Palazzo Marino dalla consigliera del Pd Paola Bocci e approvato dalla maggioranza della giunta arancione di Pisapia. La cittadinanza simbolica ai figli degli stranieri nati in Italia verrà conferita una volta l’anno, insieme con tutte le altre cittadinanze onorarie.

«LABORATORIO DI DIRITTI». «Un segnale importante per l’Italia che verrà», ha dichiarato Bocci. «Un altro passo verso l’integrazione che acquista un valore ancora più forte se legato a iniziative per promuovere lo ius soli». «Anche se lo status giuridico non cambia». Secondo lo ius soli, infatti, in quei paesi che lo applicano, come l’America, è cittadino originario chi nasce sul territorio dello Stato, indipendentemente dalla cittadinanza posseduta dai genitori. Mentre in Italia lo ius soli non vale ancora. A valere è, invece, lo ius sanguinis, imperniato sull’elemento della discendenza o della filiazione. Come ricordato anche sul sito del ministero dell’Interno, infatti, «la legge 91 del 1992 indica il principio dello ius sanguinis come unico mezzo di acquisto della cittadinanza a seguito della nascita, mentre l’acquisto automatico della cittadinanza iure soli continua a rimanere limitato ai figli di ignoti, di apolidi, o ai figli che non seguono la cittadinanza dei genitori».
«La nostra città – ha aggiunto l’assessore alle politiche sociali Pierfrancesco Majorino – si conferma laboratorio di diritti. Questo atto ha la stessa forza del registro delle unioni civili. Coinvolgeremo anche la scuola».