«Ma perché solo la scuola non può avere regole di buon senso?»

Mario Sala, consigliere lombardo, esulta: «La legge per la crescita è stata approvata». Poi attacca: «Il governo però ha impugnato davanti alla Corte costituzionale l’art. 8 sull’autonomia scolastica. Perché?».

Anche se alcuni scettici l’avevano previsto, la notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno: il governo Monti ha impugnato davanti alla Corte costituzionale la “legge per la crescita” approvata lo scorso aprile dal Consiglio regionale lombardo. Contestato l’art.8, dove si parla di reclutamento diretto degli insegnanti da parte delle scuole lombarde: il testo è stato ritenuto incostituzionale. «Come presidente della commissione attività produttive e relatore della legge regionale ”Misure a favore dello sviluppo, della crescita e della occupazione”, sono da una parte soddisfatto e dall’altra molto sorpreso» spiega a tempi.it Mario Sala, membro (Pdl) del Consiglio regionale lombardo.

Perché è soddisfatto?
Perché su 63 articoli di legge, di cui alcuni veramente tosti, non c’è stata nessuna eccezione.

Per esempio?
L’articolo che afferma che la Regione favorisce la contrattazione di secondo livello non ha rappresentato un problema per il governo centrale. Oppure: nella legge si afferma che gli appalti possono venire “spacchettati” in lotti piccoli per favorire le micro e piccole imprese presenti sul territorio: anche in questo caso, con mia grande soddisfazione, non è stato ravvisato alcun problema con la normativa nazionale ed europea.

È stato invece contestato l’articolo 8, dove si parla esplicitamente di sperimentazione su supplenti e di verifiche di attuazione ogni sei mesi. Per questo è insoddisfatto?
Cosa dice quel proverbio? “Chi tocca i fili, muore”. Di questo ha avuto paura il governo, quando ha letto l’articolo 8. Si tratta di un’innovazione ri-si-bi-le perché riguarda la possibilità, a titolo sperimentale, per i supplenti annuali di essere scelti da singole scuole o reti di scuole, e non in base alla graduatoria. Tutti sanno che siamo assediati dagli studenti che si lamentano perché cambiano supplenti tre o quattro volte all’anno. Questo succede perché i dirigenti scolastici sono costretti a scegliere il primo della graduatoria, che magari abita da tutt’altra parte e si deve muovere per tre ore di lezione. Perché non possono sceglierselo? Che sistema assurdo è il nostro? Su questo, il governo ha impugnato e siamo insoddisfatti.

Si è domandato perché?
Tutto il mondo si sta sforzando di cambiare, di innovare: le associazioni, le imprese, le famiglie, tutti, in un modo o nell’altro. La burocrazia della scuola, invece, non capisco perché, deve andare avanti sempre allo stesso modo, senza innovarsi.

Cosa risponde a chi dai banchi dell’opposizione ribadisce che l’articolo 8 avrebbe dovuto essere stralciato?
È un atteggiamento ideologico davanti a una norma di buonsenso, che permetterebbe di non cambiare un tot di supplenti nello stesso anno scolastico. Quello dell’opposizione è un atteggiamento che difende un meccanismo burocratico obsoleto e centralista, sempre e comunque.

E ora? L’assessore regionale Aprea ha dichiarato che la Lombardia andrà avanti e non si farà intimidire.
La storia dice che le cose migliori che ha proposto Regione Lombardia, da vent’anni a questa parte, sono sempre iniziate così: con resistenze e obiezioni di qualsiasi governo centrale e poi entrate nella quotidianità dei lombardi: penso al buono scuola, a tutto il sistema dei voucher.

Quale sarà allora l’iter che attende questo articolo?
Adesso attenderemo, con fiducia, il pronunciamento della Corte costituzionale. Intanto tutti gli articoli che sono passati stanno diventando operativi.