«La città può permettersi un modello di sviluppo meno orientato al profitto pur restando attrattiva per gli investitori», dice Luca Dondi dall'Orologio, uno dei maggiori esperti del settore. «Stupisce la mancanza di visione»
Milano. Veduta panoramica dei grattacieli di Porta Nuova al tramonto dalla terrazza del Duomo (Ansa)
Prosegue con Luca Dondi dall'Orologio la nostra serie di interviste con figure delle istituzioni e della società civile sulla crisi di identità di Milano, i suoi problemi, le sue risorse. Sguardi sul presente capaci di comprendere la storia e spingersi verso il futuro. Nei mesi scorsi abbiamo interpellato Gianni Biondillo, Raffaella Saporito, Paolo Steffano, Sergio Scalpelli, Irene Tinagli, Marina Brambilla, Mario Delpini, Alessandro Maggioni, Franco Guidi. Tutte le puntate sono disponibili qui.
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A poco più di un anno dalle elezioni comunali, e nel pieno delle Olimpiadi milanesi, continua a tenere banco il dibattito sul modello di città. Le analisi sul presente di Milano la dipingono come una città divenuta tra le più dinamiche e attrattive d’Europa, ma al prezzo di squilibri e lacerazioni sociali. È quanto emerge da un articolato dossier proposto dal Circolo Caldara, uno dei punti di riferimento del riformismo milanese, che descrive con dati puntuali fenomeni ormai tristemente...
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