“Loro dentro”, i detenuti del carcere Marassi tra quotidianità e speranza

Un documentario per raccontare la difficile condizione di dieci giovani reclusi nel carcere più grande della Liguria. Dove, tra partite a calcetto, ora d’aria, celle sovraffollate, ognuno di loro cerca di non perdere la propria umanità e la voglia di avere ancora un futuro oltre le mura.

Le storie di dieci detenuti tra i venti e i trent’anni rappresentano l’anima descrittiva del documentario Loro dentro, opera realizzata dalla regista Cristina Oddone per raccontare la vita di alcuni detenuti della Casa Circondariale di Marassi, Genova. Prodotto con il sostegno della Provincia e con la direzione del carcere più grande della Liguria il film, della durata di 42 minuti, è il frutto del laboratorio di sociologia visuale dell’Università di Genova tenutosi all’interno del carcere. Il laboratorio si è svolto dal febbraio al giugno del 2011 e ha permesso ad alcuni ricercatori di ascoltare e successivamente mettere in immagini le storie di dieci detenuti, le loro esperienze all’interno del carcere, la loro quotidianità fatta di privazioni, amicizie e antipatie con gli altri detenuti, le ore più belle del calcetto e dell’ora d’aria, i compiti da svolgere all’interno della prigione e le differenze tra i reclusi italiani e stranieri, e di quanto sia difficile la convivenza in condizioni al limite della sopravvivenza.

I ricercatori del dipartimento di Sociologia Visuale si sono detti estremamente soddisfatti del risultato: «I giovani a cui è stato proposto il laboratorio video hanno partecipato molto attivamente alle interviste e alle riprese del film, prodotto della relazione costruita nello spazio carcerario di convivenza e strumento per informare, sensibilizzare e riflettere sulla situazione delle carceri in Italia». Anche la provincia di Genova ha fatto sentire il proprio sostegno all’iniziativa perché, come ha spiegato l’assessore ad Organizzazione e Personale, Milò Bertolotto: «Riteniamo molto importante far conoscere la quotidianità del carcere e di chi vi è recluso. Ad abitare gli istituti penitenziari sono in grande maggioranza giovani con biografie spesso segnate dalla migrazione, dall’emarginazione sociale, dalla tossicodipendenza ai quali bisogna offrire nuove opportunità di riscatto e prospettive di reinserimento. È difficile, infatti, pensare che nella situazione attuale di sovraffollamento e carenza di risorse anche per rispondere ai bisogni più elementari queste persone possano intravvedere un futuro diverso. Il primo compito delle istituzioni a fronte di una popolazione carceraria sempre più frutto di un disagio sociale ed economico in crescita esponenziale, dovrebbe essere quello della prevenzione. Ci auguriamo che questo documentario diventi uno strumento per informare, sensibilizzare e far riflettere tutti sul carcere che non può e non deve essere considerato una discarica sociale, ma un luogo in cui la reclusione si accompagna al rispetto dei diritti fondamentali e a preparare le condizioni per il reinserimento nella società».
Twitter: @paoldant