In Lombardia pur di cancellare il modello Formigoni trattano i cittadini come dei cretini

L’ordine del giorno proposto dal Pd contro i voucher socio-sanitari è passato in Consiglio come un blitz contro la libertà di scelta. Maroni ha assicurato a Tempi che non archivierà la sussidiarietà

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Da quando è stato eletto governatore lombardo a scorno dei poterazzi che contavano di aver cancellato il ventennio di buona amministrazione delle giunte Formigoni, il nostro amico Roberto Maroni continua ad avere dei grossi calabroni che gli ronzano attorno. Il ronzio, naturalmente, allude ai benpensanti che considerano il “Bene” affare loro.

Così, nonostante il governatore sia molto consapevole delle malevole attenzioni di cui gode la sua maggioranza presso la grande stampa, suo malgrado, la settimana scorsa ha permesso all’opposizione di cantare vittoria perché in sede di Consiglio è stato approvato un ordine del giorno che sembra voler archiviare in ambito socio-sanitario i cosiddetti “voucher”. Cioè i “buoni” che oggi il cittadino spende nella struttura che offre servizi di assistenza domiciliare o di riabilitazione che ritiene più adeguata.

Durante un colloquio informale il governatore ha assicurato a Tempi che non ha nessuna intenzione di archiviare la sussidiarietà. Sappiamo però che il terreno è sdrucciolevole e i nemici della libera Lombardia sono tanti. Visti i suoi guai giudiziari, di Formigoni è vietato parlare. Però, neanche si può accettare la logica secondo cui per cancellare un nome si deve affermare che il cittadino è cretino. Dunque «non bisogna lasciarlo solo» – come dice il Pd – nella scelta dei servizi, ma devono essere Asl e Comuni a decidere al posto suo.

Come abbiamo scritto e ripetuto a iosa, a Formigoni può essere rimproverato di tutto. Ma non l’aver lasciato ai cittadini lombardi quei conti a posto, quelle libertà di scelta e quelle qualità dei servizi (specialmente in sanità) che nel resto dell’Italia ci invidiano. E che per mancanza dei quali l’Italia affonda.

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