L’Idv a Pisa litiga per le seggiole. E la politica finisce in tribunale

La Toscana è terra di battaglie. Deposte le lance delle dispute tra guelfi e ghibellini, i “puri” dell’Idv hanno trovato una nuova via al confronto con gli “indegni”: le querele. E, chiaramente, alla fine chi deciderà le sorti dello scontro saranno i giudici. Domanda: da quando i problemi interni a un partito devono essere vagliati dalla magistratura?

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A Pisa i politici dell’Idv si querelano. Marco Cecchi, assessore del comune di Pontedera e primo dei non-eletti a Pisa, ha chiesto un posto nel comune della Torre pendente. Nel mirino la seggiola della compagna di partito Maria Luisa Chincarini che ricopre il doppio incarico di consigliere regionale e consigliere comunale. La Chincarini, a sua volta, ha affermato di non avere alcuna intenzione di dimettersi accusando Cecchi di essere «un Cuffaro». Parole che, alle orecchie di un dipietrista, risultano essere il peggiore insulto possibile.

Naturale conseguenza, la Chincarini ha trovato sulla sua scrivania una querela firmata Cecchi. Probabilmente la totale e acritica adesione dell’Idv a qualsiasi iniziativa della magistratura (in particolare della requirente) ha indotto i membri di quel partito a delegare ai giudici anche la risoluzione del fisiologico dibattito interno. La magistratura, stimolata ad intervenire a seguito delle querele sporte tra i militanti, indicherà la linea del movimento, separerà i buoni dai cattivi, i meno puri dai “purissimi”? Della storia pisana – che è poi storia italiana – mi resta solo un dubbio. Ma in tutto questo, cosa c’entra la politica?

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