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Le “sopravvissute” alla schiavitù della prostituzione

aprile 7, 2017 Francesca Parodi

In 25 anni la comunità Papa Giovanni XXIII ha tolto dalla strada più di 7 mila donne e ragazze. La testimonianza di un’operatrice e la “via crucis”

prostituzione-ansa

Una ragazzina nigeriana, 17 anni appena compiuti, si aggira sul marciapiede di una strada di periferia in attesa di qualche cliente. È arrivata in Italia dopo che la madre l’ha abbandonata, il padre è stato ucciso e un uomo di cui si fidava le ha detto: «Ti troverò io un lavoro, là in Italia, dove potrai guadagnare e farti una vita». Le speranze della ragazzina sono presto sprofondate nel girone della schiavitù e dello sfruttamento da cui è difficile uscire, per paura o mancanza di alternative. Finché un giorno, su quel marciapiede, la ragazza viene avvicinata da un gruppetto di tre o quattro persone, di cui una donna, che iniziano a parlare con lei. Si presentano come volontari della comunità Papa Giovanni XXIII, un’associazione con l’obiettivo di salvare le ragazze dalle strade. Le chiedono la sua storia e cercano di convincerla a seguirli. Le lasciano un cellulare con cui poterli contattare, ma ritornano più volte a cercarla, perché lei è diffidente. Alla fine però, decide di fidarsi e di cambiare vita. È così che conosce Irene Ciambezi, un’operatrice della comunità Papa Giovanni XXIII, che la accoglie nella propria famiglia.

NON SIAMO IN VENDITA. «Si è subito integrata con gli altri membri e le persone, anche disabili, che ospitiamo, dimostrando una grandissima sensibilità verso la sofferenza altrui» racconta Irene a tempi.it. «Ha iniziato a studiare e a frequentare una scuola di cucina, vivendo come una qualsiasi ragazza della sua età. Ora è indipendente, ma rimaniamo molto legate e ci sentiamo regolarmente». Questa è solo una delle tre storie che Irene racconta nel suo libro Non siamo in vendita, ma l’operatrice è venuta a contatto con centinaia di altre ragazze che hanno vissuto vicende simili, prima di essere recuperate.
«Le chiamiamo “le sopravvissute” perché, come questa ragazzina nigeriana, molte altre attraversano il deserto del Sahara alla mercé dei trafficanti di esseri umani e in condizioni di denutrizione, poi arrivano in Libia dove sono tenute ferme per mesi e spesso violentate, quindi affrontano i viaggi sui barconi dove rischiano la vita tra le onde, e alla fine diventano schiave della prostituzione».

IL PROGRAMMA. Per tentare di salvarle, si usa uno schema comune: «Utilizzando vetture dell’associazione (in modo che dalla targa non si risalga agli operatori) ci avviciniamo alle ragazze. La nostra comunità opera a livello nazionale e abbiamo a disposizione 24 unità di strada in tutta Italia, ciascuna delle quali comprende volontari e mediatori culturali. Spesso le ragazze negano di essere prostitute, e allora ci vuole tempo per costruire un rapporto di fiducia. Puntiamo molto sulla nostra disponibilità all’ascolto, rimanendo con loro anche di notte per dimostrare che vogliamo condividere la loro sofferenza». Quando la ragazza si lascia convincere, gli operatori ricostruiscono la sua storia migratoria, eventualmente contattano i parenti e la trasferiscono in una struttura d’accoglienza o in una famiglia lontana dal luogo in cui è stata trovata, «sia per evitare che gli sfruttatori la cerchino, sia per il suo benessere psicologico». Quindi viene inserita in un programma di recupero e di integrazione, che prevede anche la scolarizzazione e un’assistenza psicologica.

I DATI. In questo modo, la comunità Papa Giovanni XXIII ha salvato in 25 anni più di 7 mila di donne e ragazze dalla strada. Secondo i dati dell’associazione, in Italia sono tra le 75 mila e le 120 mila le vittime della prostituzione, di cui il 65 per cento esercita in strada e il 37 per cento ha un’età compresa tra i 13 e i 17 anni. La maggior parte di queste donne proviene dalla Nigeria, molte da Romania, Albania e paesi dell’est. La prostituzione è la terza industria illegale al mondo dopo quella di armi e droga, e il giro d’affari che questo mercato produce è di circa 90 milioni di euro al mese.

LA VIA CRUCIS. Per sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo a questo fenomeno di sfruttamento, la comunità ha organizzato per venerdì 7 aprile la «Via Crucis per le donne crocifisse», quest’anno alla sua terza edizione: una processione di ex prostitute, ma anche di testimonial, sfilerà per le vie del quartiere romano della Garbatella portando sulle spalle la croce. Papa Francesco, che già quest’estate aveva visitato una delle case della Papa Giovanni XXIII, ha invitato i romani a partecipare a questa iniziativa e ha esortato la comunità a proseguire nella sua missione.

LA LEGGE. Non solo: l’associazione ha avviato una campagna per chiedere al parlamento italiano una legge sul modello nordico, che riconosca la corresponsabilità del cliente nello sfruttamento di queste donne e preveda una sanzione nei suoi confronti. È stato infatti rilevato, scrive la comunità sul sito, che in Germania, Danimarca e Paesi Bassi la legalizzazione ha aumentato la richiesta di prostitute, mentre in Svezia e Norvegia l’applicazione di una legge che sanziona i clienti ha fatto notevolmente diminuire il numero di prostitute (rispettivamente del 65 e del 60 per cento).

Foto Ansa

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