Le scuole paritarie della Sicilia rischiano la chiusura. Ma la Regione prende tempo

Complicata situazione di 142 scuole non statali dell’isola che temono di dover chiudere i battenti a causa dei ritardi dell’amministrazione Crocetta

 “La Sicilia non paga. Paritarie a secco”. E’ un titolo forte quello scelto oggi da Avvenire per raccontare la complicata situazione di 142 scuole non statali dell’isola che, secondo il quotidiano, rischiano seriamente la chiusura a causa delle inefficienze e malaburocrazia del governo regionale. «All’origine di questa situazione – si legge – c’è l’enorme ritardo accumulato per il pagamento del contributo regionale garantito alle 142 primarie paritarie convenzionate inserito in bilancio nel 2012, per un totale di poco più di 6 milioni di euro».

AVVOCATI IN CAMPO. La situazione è poco chiara, tanto che alcune scuole hanno messo in campo degli avvocati per sbrogliare la matassa. «Così ha fatto l’avvocato Salvatore Crimi, per conto della scuola Maria Ss. Incoronata di Erice, in provincia di Trapani. Ricorda che l’istituto ha stipulato nel 2009 una convenzione, ancora vigente, con la Regione siciliana, nella quale è previsto che la Regione “si obbliga a corrispondere un contributo annuo”». «Ad oggi – spiega il legale ad Avvenire – sono state disattese e omesse le erogazioni dei contributi riferiti all’anno scolastico 2011/12. Tale comportamento, in palese violazione della normativa in vigore e quale forma di grave inadempimento rispetto alle attribuzioni e funzioni del competente assessorato regionale, è riferibile a tutte le scuole paritarie del territorio regionale e sta compromettendo l’ordinaria amministrazione delle medesime strutture, determinandone inevitabilmente la prossima chiusura».

SENZA FIRME. Nella sostanza, pare che tutto sia pronto perché le scuole ottengano quanto stabilito solo che, anche a causa del cambio di governo regionale (da Lombardo a Crocetta), le pratiche necessarie non vengono firmate. «Abbiamo fatto incontri, sollecitato gli uffici, spiegato le ragioni della nostra urgenza, ma non si è mosso nulla – conferma padre Francesco Beneduce, presidente della Fidae regionale –. Siamo tutti in grave difficoltà anche per pagare gli stipendi al personale».
Le istituzioni negano blocchi e parlano di “rallentamenti”. Quando durerà ancora l’attesa non è dato sapere.