L’Anm non rappresenta più un terzo dei magistrati italiani
Articolo tratto dal sito del Centro studi Livatino.
1. āLāAnm ĆØ lāassociazione cui aderisce circa il 90% dei magistrati italianiā: cosƬ si legge nel frontespizio della home page dellāAssociazione nazionale magistrati. A guardare lāesito delle elezioni, concluse ieri, per il rinnovo del Comitato direttivo centrale ā per intenderci, il parlamentino ā dellāAnm, ĆØ il caso di rettificare il dato: i magistrati italiani sono 9401 (il riferimento ĆØ al 28 febbraio 2019); per il voto dellāAnm si sono registrati in 7100, hanno votato in 6101 e i voti validi sono stati 6045. Se le cifre hanno un senso, e le parole pure, si potrebbe dire che ālāAnm ĆØ lāassociazione per il cui rinnovo votano circa il 64% dei magistrati italianiā.
Poi si può distinguere fra āvotoā e āadesioneā, ma la realtĆ ĆØ che la ācorrenteā più numerosa della magistratura associata oggi ĆØ quella dei giudici e dei p.m. che non si sentono rappresentati da nessuno: sono circa 1/3 del totale. Per avere un termine di confronto, nelle precedenti elezioni del 2016 i voti validi erano stati 7.272: in quattro anni il calo ĆØ sensibile. Rappresentare meno dei 2/3 dei magistrati italiani ĆØ diverso che rappresentarne il 90%: ĆØ un tema sul quale riflettere. Dentro il mondo giudiziario, perchĆ© manifesta nel modo più tangibile la ripulsa e la sfiducia, pur in un corpo ristretto e qualificato. E al di fuori di esso, soprattutto da parte delle istituzioni che con la magistratura hanno maggiore interlocuzione.
2. Quale destinazione hanno avuto i voti validamente espressi? Non eravamo andati lontani su questo sito, alla vigilia delle elezioni dellāAnm, nellāindividuare le linee di tendenza sulla base dellāāaccontoā costituito, quindici giorni fa, dal rinnovo della componente togata dei consigli giudiziari. Lāorientamento bipolare si ĆØ confermato:
- Area (che riunisce Magistratura democratica e i Movimenti per la giustizia) ha raccolto più voti delle altre ācorrentiā (1785) e consegue più seggi (11). In termini assoluti aveva preso di più nel 2016 (1836 voti): in proporzione al numero di consensi validamente espressi tiene, e anzi di poco si rafforza;
- Magistratura indipendente (che si ĆØ presentata insieme con il Movimento per la Costituzione, esito di una scissione da UnitĆ per la Costituzione), segue a breve distanza con 1648 voti e 10 seggi. Ć la sola ācorrenteā che avanza in termini assoluti (1589 voti nel 2016), e ancora di più in percentuale;
- UnitĆ per la costituzione crolla: 1212 voti contro i 2522 del 2016. Ha 7 seggi;
- Autonomia e indipendenza perde: 749 voti contro i 1271 del 2016. Ha 4 seggi;
- Articolo 101, la quinta lista, finora non rappresentata in alcun consesso, entra allāANM con 4 seggi, ottenuti grazie a 651 voti.
I due raggruppamenti che perdono di più scontano lāuna (UniCost) lo spostamento āa sinistraā manifestato di recente, con la perdita di una parte di rappresentanti e di voti āmoderatiā in favore di M.I., e questo ha inciso più del ācaso Palamaraā. Lāaltra, A & I, per un verso paga lāuscita di scena del proprio leader, Piercamllo Davigo, che nel 2016 era stato il candidato più votato ed era diventato il presidente dellāAnm, per altro verso lāessersi trovata troppo spesso vicina ad Area in scelte importanti al Csm: in tal caso, i consensi ārientranoā, visto che A & I era stata costituita operando una scissione da M.I.
Articolo 101 ĆØ la novitĆ di queste elezioni: si presenta come āanti-tuttoā, e per questo non ĆØ una novitĆ , nĆ© sul piano politico ā gli āanti-sistemaā occupano ancora un terzo degli scranni in Parlamento ā nĆ© dentro la magistratura. Ogni tanto compare qualche raggruppamento che si contrappone allāAnm, ma poi partecipa alle sue elezioni: in genere la sua forza si affievolisce se la carica di protesta non sceglie, una volta conseguiti consensi, forme propositive.
3. Se il Comitato direttivo centrale ĆØ il āparlamentinoā dellāAnm, esso nomina al proprio interno il āgovernoā, denominato āgiuntaā, e il āpresidenteā. Con i risultati ottenuti non ĆØ facile prevedere quale maggioranza potrĆ formarsi: ĆØ da immaginare che Articolo 101 si tenga fuori da tutto, altrimenti che forza āanti-sistemaā sarebbe? Area e UniCost, sommate, non hanno la maggioranza, poichĆ© giungono esattamente alla metĆ del Cdc, 18 seggi su 36: potrebbero āgovernareā confidando sullāastensione di almeno un componente degli altri gruppi, il che non ĆØ cosƬ scontato. Oppure potrebbero raggiungere la maggioranza con A & I: giungerebbero a 22 su 36, ma un accordo del genere segnerebbe il definitivo abbandono da parte di A & I del suo elettorato ānon di sinistraā, per il senso che tali catalogazioni hanno allāinterno della magistratura.
Varrebbe la pena chiedersi quale sia la relazione fra il voto dellāAnm e le sorti del Csm. Non si tratta di confondere Csm con Anm: si tratta più semplicemente di prendere atto che, con le dimissioni di 6 dei togati eletti nel 2018 ā i togati dimissionari al Csm sono 7, se si somma il precedente procuratore generale della Cassazione ā e col meccanismo di scorrimenti e di elezioni suppletive, oggi la componente togata rispecchia ancor di meno rispetto al 2018 gli orientamenti dei magistrati che votano. Autonomia e Indipendenza ha 4 seggi, uno in più di M.I., che pure oggi ha preso il doppio dei suoi voti, e che ha 3 seggi come UniCost, mentre Area ĆØ a quota 5. Va tutto bene?
Non sembra che tutto questo interessi la scena della politica, per lo meno non della politica esterna al mondo giudiziario. Eppure lo sforzo di comprendere gli orientamenti al suo interno potrebbe favorire, nel rispetto delle competenze di ciascuno, interlocuzioni e dialoghi. Ci sarĆ un modo per rendere effettiva la āleale collaborazione fra poteri dello Statoā cui richiama la Costituzione, che sia diverso dalle cene notturne in hotel, dagli āalleluiaā per la decadenza dalla magistratura di un consigliere che ha raggiunto i 70 anni, e dai provvedimenti giudiziari che entrano a piedi uniti nel lavoro del Parlamento e del governo. Imparare a conoscersi potrebbe favorire la ricerca di quel āmodoā.
Foto Ansa
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