L’accademia nazionale di Santa Cecilia commemora il genocidio armeno

Il 5 settembre, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia commemorerà il centenario del genocidio degli armeni con un concerto straordinario dell’Orchestra Filarmonica della Scala

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Un’inizia importante sono il profilo non solo musicale ma anche etico, religioso e politico: sabato 5 settembre, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia commemorerà il centenario del genocidio degli armeni con un concerto straordinario dell’Orchestra Filarmonica della Scala (che suona raramente a Roma) diretta da Daniel Harding.
Nella prima parte del programma, il Concerto n. 3 per pianoforte e orchestra di Ludwig Van Beethoven nell’esecuzione di Alessandro Taverna giovane e già affermato pianista veneto, indicato dalla critica musicale internazionale come «il successore naturale del suo grande connazionale Arturo Benedetti Michelangeli». Eseguito con Beethoven al pianoforte il 5 aprile 1803 a Vienna (direttore J. von Seyfried), il Concerto n.3 in do minore op. 37 viene pubblicato l’anno dopo, incontrando un successo che ne ha fatto per tutto l’Ottocento il concerto pianistico beethoveniano più eseguito.
Nella seconda la Sinfonia n. 8 di Antonín Dvořák considerata, assieme alla Sinfonia n. 7 in Re minore e alla più nota Sinfonia n. 9 in Mi minore, il picco degli scritti sinfonici del compositore boemo e tra le sinfonie meglio riuscite del XIX secolo; e “Waltz” di Aram Khachaturian, compositore russo di origine armena, conosciuto dal grande pubblico soprattutto per la “Danza delle spade”, ma autore anche di vari brani classici utilizzati talvolta nelle colonne sonore di alcuni film per la loro comunicativa immediata e passionale. Accordi fragorosi al limite della dissonanza e tocchi più lievi si susseguono in questo pezzo, primo di cinque movimenti della Masquerade Suite composta da Khachaturian per alcune musiche di scena.

L’evento è parte di due più vasti progetti. Il primo dal titolo “With you Armenia” partito da Gerusalemme lo scorso marzo dove ha riscosso notevole successo. Oltre Roma, l’iniziativa include altre tappe molto importanti tra cui la Carnagie Hall di New York con Evgeny Kissin e Krzysztof Penderecki, a Londra con la Royal Philharmonic Orchestra e Pinchas Zukerman, a Bruxelles l’Orchestra Nazionale Belga e ultima prestigiosa tappa a Vienna al Musikverein. Finalità del progetto è proprio quella di sensibilizzare sul tema del genocidio armeno attraverso musicisti di fama mondiale, le cui parole attirano l’attenzione di milioni di persone e dei mass media.

Il secondo è parte di un progetto che porta a Roma in settembre orchestre giovani e che suonano raramente nella capitale. Lunedì 14 settembre sarà la volta dell’Orquesta Juvenil Universitaria Eduardo Mata del Messico, compagine sinfonica nata in seno al più importante polo culturale del Messico, l’Universidad Nacional Autónoma de México, che ha come obiettivo quello di promuovere i migliori talenti tra i musicisti messicani. L’Orchestra ha una sua stagione concertistica presso la Nezahualcóyotl Hall, una delle migliori sale del mondo, e solitamente si esibisce sotto la direzione di Gustavo Rivero Weber, suo direttore artistico e fondatore, impegnato sul podio anche in occasione del concerto a Santa Cecilia. In programma la Danza rituale del fuoco di Manuel de Falla, di Paganini il Concerto per violino n. 2 “La Campanella” nell’esecuzione di Massimo Quarta, celebre violinista che nel 1991 è stato il primo italiano, dopo Accardo, a vincere il concorso “N. Paganini” di Genova. A chiudere il concerto dell’Orquesta Juvenil saranno alcune belle melodie popolari messicane interpretate dal soprano Lluvia Ruelas e dal tenore José Luis Ordóñez.

Ultimo appuntamento martedì 15 settembre con la Qatar Philarmonic Orchestra, compagine fondata nel 2007 dalla Sheikha Mozah Bint Nasser Al-Missned e composta da 101 musicisti scelti da una giuria di professionisti internazionali attraverso audizioni nei paesi europei e arabi. Due grandi nomi per il podio e per il pianoforte: Dmitrij Kitajenko, considerato uno dei maggiori direttori della scena internazionale e Boris Berezovsky, pianista apprezzato in tutto il mondo per il trascinante virtuosismo e per la profondità di lettura delle sue interpretazioni. Il programma include il Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra di Čajkovskij incastonato tra la Sinfonia n. 1 di Prokof’ev a Sinfonia n. 4.

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