La verità è stata detronizzata dal sentimentalismo

Sono nazismo e comunismo i colpevoli del “regicidio”. Un saggio su Dietrich Von Hildebrand ci fa scoprire il suo pensiero

Nella prefazione alla biografia di Dietrich Von Hildebrand, scritta dalla vedova Alice, l’allora cardinale Joseph Ratzinger si pronunciò così: «Quando, in un momento futuro, si scriverà la storia intellettuale della Chiesa cattolica del ventesimo secolo, il nome di Dietrich von Hildebrand sarà il più importante tra le figure del nostro tempo. (…) La sua ampia produzione sulla filosofia cristiana, la sua teologia spirituale, e in difesa della Chiesa, lo collocano tra i grandi pensatori del ventesimo secolo». Anche Pio XII e Giovanni Paolo II hanno molto stimato il filosofo e teologo tedesco nato a Firenze, figlio di famiglia protestante, convertito al cattolicesimo a 25 anni. Poche delle sue opere però sono state tradotte in italiano, e attende ancora la pubblicazione, che dovrebbe essere imminente, una delle più importanti: Etica.

Intanto a colmare la lacuna è arrivato per i tipi di Mimesis Epistemologia della morale nel pensiero di Dietrich Von Hildebrand di Elisa Grimi, direttore esecutivo della European Society for Moral Philosophy e caporedattore della rivista internazionale Philosophical News. Il libro ha principalmente due meriti: rappresenta un’ottima epitome di Etica organizzata in sette capitoli e una conclusione che riassumono con chiarezza i concetti centrali della filosofia morale di Von Hildebrand (i concetti di importanza, risposta al valore, libertà e virtù, e la polemica col relativismo); propone per la prima volta in italiano il suo saggio “La detronizzazione della verità”, scritto nel 1943 dopo il trasferimento negli Stati Uniti. Fra il 1921 e il 1940 la vita del pensatore tedesco è stata particolarmente tumultuosa, caratterizzata dalla sua militanza intellettuale antinazista, che lo costringerà a fuggire prima dalla Germania, poi dall’Austria e infine dalla Francia per salvarsi la vita. Negli Stati Uniti insegnerà per vent’anni alla gesuita Fordham University di New York.

Scritto in piena Seconda guerra mondiale, il saggio presenta una sorprendente attualità. La sua idea centrale infatti è che, contrariamente al passato, la verità oggettiva non è più negata da teorie come lo scetticismo, l’agnosticismo e il relativismo che si proponevano comunque come teorie vere, e quindi implicitamente e contraddittoriamente si appellavano alla verità, ma dal sentimentalismo, che è semplicemente indifferente alla questione della verità.

La verità oggettiva non è più negata, ma detronizzata, e i protagonisti di questo regicidio sono nazismo e comunismo:

«Fu l’improbabile privilegio del comunismo e del nazismo a detronizzare la verità per la prima volta, mostrando una totale indifferenza verso la questione se qualcosa fosse vero o no, e sostituendo questa domanda con misure soggettive, come la mentalità proletaria nel primo e i sentimenti della razza nordica nel secondo. La rivolta contro lo spirito che si respirava nel nazismo testimonia questa scomunica della verità da tutti i campi della vita. La conformità ai sentimenti della razza nordica o del popolo tedesco riposiziona ogni standard oggettivo di verità, bontà, bellezza e diritto. (…) Lo stesso vale per il bolscevismo o comunismo. Ogni proposizione pronunciata dalla propaganda sovietica ha il carattere di un puro slogan, di un’arma di propaganda; il significato delle parole è stato sostituito con l’effetto emotivo che esse creano nella mente del pubblico».

Ma Von Hildebrand nota anche che «purtroppo molti sintomi di questa malattia dello spirito sono presenti anche nei paesi democratici». Lì il concetto di uguaglianza è stato esteso dalla politica alla filosofia, e così la gente si è abituata a dire:

«”Perché la sua opinione dovrebbe essere più valida della mia? Siamo uguali e abbiamo gli stessi diritti. Non è democratico fingere che la tua opinione sia preferibile”. Questo atteggiamento è estremamente significativo, perché riafferma la totale assenza della nozione di verità, la tacita eliminazione della verità come norma per il valore di un’opinione».

L’altro nemico della verità nei paesi democratici è l’idea, ma guarda un po’, che col passare del tempo quel che era vero ieri non lo è più oggi, perché i tempi sono cambiati.

Ma «il fatto che qualcosa corrisponda alla mentalità della nostra epoca non è più decisivo per la sua verità o il suo valore del fatto che corrisponda alla mentalità di tempi precedenti. (…) Fare della progressività la fonte di una consapevole superiorità, e la misura ultima per l’accettazione o il rifiuto di una cosa, è quindi un ulteriore sintomo di detronizzazione della verità. Fare del seguire la corrente, dell’aggiornarsi, un feticcio, è legato a un soggettivismo che sostituisce la conformità di una teoria, di una tesi, o di una proposta alla realtà, con una conformità allo “spirito” di una certa epoca».

Per Von Hildebrand questi fenomeni sono il portato ultimo del relativismo, che man mano si è impadronito delle università e della cultura e ha riversato sulle “masse” il suo errore. L’oggettività della verità va ribadita col ragionamento e la parola, ma soprattutto attraverso la “verità vissuta”, con la sua forza testimoniale:

«Qualcuno può teoricamente negare l’esistenza del bene e del male morale oggettivo, ma non appena si trova di fronte a una nobile azione morale o a un atteggiamento meschino e malvagio, dimenticando la sua teoria artificiale, coglie la realtà elementare dei valori morali oggettivi».

Anche i capitoli del libro opera della Grimi, quelli relativi ai concetti centrali della filosofia morale di Von Hildebrand, sono ricchi di spunti validi per confronti con la realtà contemporanea. Quelli sull’”importanza” e sulla “risposta al valore” suonano come un incoraggiamento a coloro che, per continuare ad affermare i diritti della verità nella società di oggi, hanno pagato il prezzo dell’isolamento rispetto alle entità associative di cui facevano parte, che hanno scelto percorsi più accomodanti. Una citazione presa di peso da Etica suona così:

«Le risposte affettive al valore, dal punto di vista della struttura spirituale e intenzionale, sono incomparabilmente superiori rispetto alle risposte motivate da qualcosa di soggettivamente soddisfacente».