La quinta repubblica delle quattro repubbliche marinare

Così scoprii che oltre a Venezia, Pisa, Genova e Amalfi c’era anche Ragusa. Non quella in Sicilia, ma quella che era detta «la perla dell’Adriatico»

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Dubrovnik

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – O voi che state al mare! Vedete quelle graziose bandierine che identificano le barche come immatricolate in Italia? Sì, proprio quei tricolori con al centro lo stemma quadripartito che alcuni definiscono «della Marina militare» e altri, più studiati, «delle repubbliche marinare». Le quattro repubbliche marinare. Quando, nei remoti anni Sessanta, mentre mia madre rassettava la casa, mi sistemai in cucina per fare i compiti e lei mi chiese cosa dovessi studiare, risposi «le quattro repubbliche marinare» E lei rispose: «Quattro? Quando andavo a scuola io erano cinque».

La cosa mi rimase in testa come un tarlo. Mia madre era molto colta e non diceva mai sciocchezze. Mi ci volle un po’ di tempo però per scoprire che aveva ragione. A quei tempi le ricerche erano più difficili, non c’era internet. Così scoprii che oltre a Venezia, Pisa, Genova e Amalfi c’era anche Ragusa. Non quella iblea, peraltro bellissima, in Sicilia, ma quella che era detta «la perla dell’Adriatico», della quale hanno cambiato anche il nome. Napolitano, in visita in Croazia, la chiama Dubrovnik. Trovai anche la bandiera marinara originale, con al centro anche lo scudo a doghe diagonali bianche e azzurre.

Shakespeare ne parla nel Mercante di Venezia e venne definita Firenze dalmata oppure Atene dei Balcani. Dopo il ’45 è stata cancellata dalla storia italiana, in un’ottica di pulizia etnica della costa dalmata. Da quegli stessi – De Gasperi in testa – che avevano così abilmente occultato gli infoibamenti e l’espulsione di centinaia di migliaia di italiani.

Fu solo molti anni dopo che, sempre aggirandomi nella cucina di mia madre, mi venne in mente di chiederle di questa altra vicenda di cui io stesso avevo sentito parlare solo da uomo fatto. «Mamma, tu la sai questa storia degli italiani gettati nelle foibe dai partigiani?». Lei mi rispose distrattamente, continuando a stirare: «Sì, ora che mi ci fai pensare mi ricordo che i nostri cugini di Trieste ne parlavano dopo la guerra… Ma poi non ne ha parlato più nessuno e ce ne siamo dimenticati anche noi…». Infatti, è così che funziona. Per cancellare, basta non ricordare.

Foto Ansa

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