La Pietà Rondanini al carcere San Vittore: «Meglio del dito medio di Cattelan»

Il Comune di Milano sposta l’opera michelangiolesca nel carcere meneghino. Parla Marco Bona Castellotti: «Sospetto che le ragioni siano populistico-demagogiche»

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La Pietà Rondanini cambia location. In primavera, l’ultima scultura di Michelangelo Buonarroti non si troverà nella consueta cornice del Castello Sforzesco, ma in quella più sofferente del carcere di SanVittore. Aperta sia ai detenuti che agli esterni, l’opera sarà posta al centro dei sei raggi della casa di reclusione, in attesa che la stessa possa tornare nella sua dimore iniziale, all’interno della sala dell’Ospedale spagnolo. L’assessore alla Cultura di Milano Stefano Boeri, in un’intervista al Corriere della Sera, dichiara: «Siamo convinti che portare un capolavoro planetario in carcere abbia una potenza immediata: quest’opera pone il visitatore di fronte alla complessità del concetto di pietà e alla questione stessa della fede». L’assessore garantisce tutte le necessarie misure di sicurezza e nessun costo per i cittadini: la Fondazione Cariplo ha infatti stanziato 3 milioni di contributi destinati a valorizzare la scultura michelangiolesca.

PROBLEMI DI TUTELA. «Non mi sono ancora soffermato a ragionare su questa decisione – dichiara a tempi.it Marco Bona Castellotti, professore di Storia dell’Arte Moderna dell’Università Cattolica di Brescia – e mi mancano dei dati tecnici per formulare un giudizio. Se la soprintendenza consente davvero lo spostamento di un’opera così importante nel carcere di San Vittore, bisogna garantire tutti i criteri di sicurezza. Si tratta pur sempre della Pietà Rondanini, una scultura di non piccola importanza». Scolpita dall’artista fiorentino intorno al 1564, al centro di una discussione accademica sulla sua presunta incompiutezza, la Pietà Rondanini fu acquistata dal Comune di Milano nel 1952 per 135 milioni di lire. Alta due metri, le figure di Maria e di Gesù sgorgano unite dal marmo, e pare quasi che sia il figlio morto a sorreggere la madre, e non viceversa. Il trasporto a San Vittore e il suo allestimento dovranno essere ben organizzati. «Ho paura che ci saranno, a mio parere, dei problemi di tutela» dice il professore.

DERIVA RADICAL-CHIC. «Ho seguito soltanto commenti di area melenso-cattolica, che davano motivazioni ideali di un simile gesto – risponde Marco Bona Castellotti, interrogato sulle ragioni che originano l’iniziativa –. Di per sé, la cosa non mi scandalizza dal punto di vista concettuale, ma mi fa temere dal punto di vista fattuale. Il sospetto che ho – a cui devo ancora andare a fondo – è che si tratti di una ragione di origine intellettual-populistico-demagogica, ma non ne sono sicuro. In uno stile pre-radical-chic, per intenderci come quelli di Luchino Visconti che andava verso gli immigrati dalla Calabria o verso il proletariato. Mi pare un po’ questa la matrice. Sta di fatto che il trasporto di un’opera simile è comunque un rischio enorme». In sintesi: «La motivazione ideale a me lascia perplesso, non mi suona completamente schietta. Ritengo che possa contenere strascichi di un atteggiamento intellettual-radical-chic e populistico-demagogico. In ogni caso, per rispetto ai detenuti, meglio la Pietà rondinini che il dito medio di Maurizio Cattelan», esposto in Piazza Affari a Milano.

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