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La parabola obbligatoria del tredicenne che cambia sesso

Di Caterina Giojelli
23 Dicembre 2025
Celebrare il caso delicato di “Giulio” come modello culturale e giudiziario è una truffa mediatica. La parola d’ordine, fuori dalle bolle militanti, è “prudenza"
Partecipante a una marcia per i diritti civili cammina per strada portando sulle spalle la bandiera dell'orgoglio transgender
(Foto di Aiden Craver su Unsplash)

“Cambia sesso a 13 anni; è il più giovane d’Italia”: non bastava presentarla come una “sentenza storica”, una risposta "alle domande delle famiglie", una luce accesa su un tema “enormemente complesso”. Dopo aver raccontato la vicenda di “Giulio” (nome di fantasia) come la «parabola di una vita salvata: salvata dal dolore, dalla sofferenza psicologica», «forse anche una salvezza in senso fisico», La Nazione intervista Stefano Genick, l'avvocato del ragazzo che a 13 anni ha ottenuto dal tribunale di La Spezia la rettifica dell'atto di nascita e la riattribuzione del sesso anagrafico. Che scopre subito le carte:

«Si tratta di un precedente importante che impone una riflessione: quando un minorenne ha la capacità di discernimento, accertata sulla base di consulenze medico-legali, non è necessario aspettare, infliggendo una sofferenza al minore che può effettivamente essere risparmiata. Deve prevalere il diritto individuale sull’interesse pubblico. Magistratura e avvocatura hanno un ruolo...

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