La Chiesa è stata sconfitta dal voto pro Obama? Weigel: «No, la lotta continua»

Il biografo americano di Giovanni Paolo II smentisce i luoghi comuni sul voto cattolico e sui risultati della battaglia della Chiesa americana.

Secondo lui «il “voto cattolico” non esiste. I sondaggi sono errati e la battaglia educativa della Chiesa Cattolica in difesa della libertà religiosa, e richiesta esplicitamente dal Papa, «non è stata un fallimento». Detto questo occorre «dimostrare al mondo l’umanità della vita cattolica» e «la lotta continua». Questo il commento post elettorale di George Weigel, intellettuale cattolico e membro dell’Ethics and Public Policy Center di Washington, celebre in tutto il mondo per una monumentale biografia su Giovanni Paolo II (Witness to Hope).

La maggioranza dei cattolici ha votato per Obama. A dargli il voto il 70 per cento della comunità ispanica e la quasi totalità di quella afro-americana, come spiega questo fatto?
L’ho spiegato spesso: non esiste quello che viene chiamato “voto cattolico”. La grande maggioranza dei cattolici che vanno regolarmente in Chiesa votano repubblicano, mentre quelli che partecipano raramente alla Messa votano quasi tutti democratico.

È significativo che, sebbene il 51 per cento dei cittadini abbia risposto a Gallup di essere pro-life, alcuni di loro hanno comunque votato per Obama. A questa constatazione dobbiamo aggiungere il fatto che i referendum sulla limitazione dei fondi pubblici all’aborto in alcuni Stati sono falliti.
Bisogna però ricordare che nel 2011 e nel 2012 sono passate più leggi pro-life negli Stati che in ogni altro anno dopo la sentenza Roe vs.Wade della Corte Suprema, che nel 1973 legalizzò l’aborto. Questo trend è destinato a continuare grazie ai trenta governatori repubblicani.

Anche i referendum sul matrimonio omosessuale e la legalizzazione della marijuana sono passati. Crede che questa sia una conseguenza del fatto che si siano tenuti referendum su questioni etiche insieme all’elezione del presidente oppure la maggioranza è veramente d’accordo con queste istanze?
Il movimento omosessuale ha venduto con molto successo l’idea che l’omosessualità equivale alla richiesta di una legislazione civile a favore delle razze. Questo è ovviamente un errore. Ma è un appello di grande successo. Il problema, però, più profondo, segnalato da questo fatto, è il collasso dell’intera cultura del matrimonio negli Stati Uniti, che ha molto a che fare con il fatto che è stato ridotto solo a un contratto civile per mere ragioni di mutua convenienza.

La Chiesa cattolica ha combattuto per far capire l’attacco del governo alla libertà religiosa. Molti vescovi hanno parlato dell’importanza di difendere la vita e il matrimonio naturale. Nonostante questi sforzi, dagli sondaggi sembra che nulla sia cambiato.
I sondaggi sono spesso errati e sono convinto che in questo caso lo siano. Molti cattolici impegnati sono ora abbastanza coscienti che la Chiesa è sotto l’attacco del governo americano. Le cause legali contro il mandato del Dipartimento della Salute (che obbliga gli enti religiosi a pagare assicurazioni inclusive di aborto e anticoncezionali) stanno continuando e confido che la Chiesa sarà difesa dalla Corte Suprema. Le marce in difesa della libertà religiosa quest’anno hanno visto la partecipazione di una grande folla. La lotta continua.

Come possiamo affrontare questa secolarizzazione? Papa Benedetto XVI continua a dire che senza la conversione non saremo in grado di contagiare gli altri con la nostra vita e quindi di evangelizzare il mondo. Che cosa significa per i fedeli americani?
Penso che significa che dobbiamo dimostrare con l’umanità delle nostre vite e con la decenza delle nostre comunità che la fede cattolica conduce a un’esperienza umana più nobile del secolarismo che deprime l’anima. Quando le persone saranno attratte della dignità delle comunità cattoliche, allora potremo cominciare un nuovo dialogo sulla verità della fede.

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