Il re del Bahrain: «Voglio aiutare duecento famiglie cristiane di Mosul»

Così Hamad Al Khalifa, già fedele alla promessa di costruire una cattedrale mariana nel suo paese nonostante le critiche del mondo islamico, ora mostra nuova vicinanza ai cristiani

«Il re del Bahrain si è dichiarato disposto ad aiutare duecento famiglie cristiane di Mosul». Ed era persino aperto «a riceverle in Bahrain». Monsignor Camillo Ballin, vicario apostolico dell’Arabia del Nord (Bahrain, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita, qui l’intervista a tempi.it), ha raccontato a Radio Vaticana della «generosità nei confronti dei cristiani» da parte del sovrano musulmano, ancor più significativo in questo momento. Tra l’altro, ha aggiunto il vicario apostolico, «mi ha dato la nazionalità del Bahrain, io ho il passaporto e questo mi permette di girare con molta libertà tra i Paesi che mi sono affidati».

NESSUN RIPENSAMENTO. Il re Hamad Bin Isa Al Khalifa aveva già dimostrato la sua disponibilità all’accoglienza dei cattolici nel 2012, innescando una serie di reazioni violente da parte del mondo islamico, che però non lo avevano fatto indietreggiare.
Allora, Al Khalifa annunciò che avrebbe donato una superficie di novemila metri quadrati per la costruzione di una cattedrale mariana, tenendo conto del 9 per cento della popolazione cristiana sulla restante musulmana (84 per cento). Sia i sunniti sia gli sciiti attaccarono il sovrano e dall’Arabia Saudita suonarono minacciose le parole del Gran Muftì, Sheikh Abdul Aziz bin Abdullah, il quale, oltre a dire che nella penisola non si sarebbe dovuta costruire la chiesa, aggiunse che «bisogna distruggere tutte quelle già esistenti». Insieme a lui ci furono poi altri 70 religiosi islamici che firmarono una petizione di protesta.

«UN GRANDE SEGNO». Proprio il fatto che il re non fosse tornato sui suoi passi fece reagire Ballin, il quale parlò «di un grande segno di apertura». Nel 2008 il sovrano si era anche incontrato con papa Benedetto XVI, mentre nel maggio scorso è stata la volta di papa Francesco, sorpreso da Al Khalifa che si era presentato con un plastico della cattedrale dedicata a “Nostra Signora di Arabia”, il cui progetto (nella foto a lato e sopra), che rappresenta la tenda degli ebrei durante l’esodo, è stato affidato a un architetto italiano. Al termine dell’udienza il Papa ha ringraziato per «il personale interessamento del re alle necessità della comunità cattolica locale».

INVITO A CHI SI CHIAMA MARIA. Nell’intervista a tempi.it il vicario apostolico aveva già spiegato di essere testimone di un «miracolo»: «I rapporti tra Chiesa e governo sono ottimi (…). Basti pensare che una cattolica e un’ebrea sono ambedue membri del Consiglio del Re». Aveva poi aggiunto che i problemi sulla penisola non erano «fra cristiani e musulmani», ma «tra sciiti e sunniti». Quanto alla cattedrale, Ballin aveva parlato di due anni di tempo per la costruzione, facendo appello ai fedeli all’estero per un aiuto economico: «I nostri fedeli sono generosi, ma sono operai immigrati e il loro salario è alquanto basso. Perciò abbiamo bisogno di aiuto dall’esterno. Vorrei invitare tutte le ragazze e le donne che si chiamano “Maria” a offrire 10 euro per la costruzione della casa di Maria, Nostra Signora di Arabia. Sono convinto che la Madonna benedirà generosamente queste offerenti perché avranno contribuito a costruire la sua casa in Bahrain».

«AIUTATECI ANCHE VOI». Nell’intervista a Radio Vaticana, il Vicario ha rinnovato l’invito a contribuire, inviando «un’offerta al Collegio Internazionale Daniele Comboni, con questo Iban IT74M0200805142000004990594, e specificando, nella causale, “per Mons. Ballin”». I cinquanta sacerdoti del vicariato dell’Arabia del Nord in mancanza di una Chiesa ora sono ancora costretti a riunirsi negli alberghi: «Per questo – ha continuato Ballin – ho pensato di costruire, insieme alla Chiesa, anche sessanta stanze per i ritiri spirituali dei sacerdoti, dei laici, dei ministri straordinari dell’Eucaristia. C’è bisogno di un posto in cui poterci riunire e che sia centrale tra tutti i Paesi del Vicariato: per questo, abbiamo scelto il Bahrain». Raccontando infine dell’entusiasmo del re, che «è molto contento, mi chiede continuamente notizie sulla costruzione della chiesa. E quando gli ho detto che la chiesa sarà intitolata a “Nostra Signora d’Arabia”, ne è stato molto felice».