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Io sto fermo dove sono dal ’69. Almeno non chiamatemi traditore, cari ex compagni di Ncd

novembre 21, 2015 Carlo Giovanardi

Prima la Dc, poi il Ccd, poi l’Udc, infine Ncd. E ogni volta sentirsi dire che “dobbiamo allearci con la sinistra”. Il caso Giovanardi raccontato da Giovanardi

giovanardi-ansa

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti).

Vengo anch’io? No tu no! Vengo anch’io? No tu no! Ma perché? Perché no! Ricordate il ritornello tormentone della canzone di Enzo Jannacci? A me torna in mente tutte le volte che penso alla mia (lunga) storia politica.

Mi sono iscritto alla Democrazia Cristiana nel 1969 a Modena, dove la stragrande maggioranza della popolazione stava con il Partito comunista, Peppone, Togliatti e l’Unione Sovietica. Avevo 19 anni e mi sembrava di aver capito, frequentando la parrocchia e i salesiani, che don Camillo non era Peppone, De Gasperi non era Togliatti e che ci fosse qualche differenza fra Stati Uniti e Unione Sovietica.

Passano gli anni, divento consigliere comunale prima (12 democristiani, 8 di sinistra 4 centristi, fra cui io, e 29 comunisti su 50 consiglieri), poi regionale, e nel ’92 deputato, dopo aver nel frattempo contrastato nel partito chi localmente – la sinistra Dc modenese di Ermanno Gorrieri – mi voleva portare ad allearmi con il Pci.

Nel ’94 il colpo riuscì a Martinazzoli, che dichiarò morta la Democrazia Cristiana indicando come approdo naturale quello a sinistra, e allora assieme all’amico Pier Ferdinando Casini fondammo, per rimanere dove eravamo sempre stati, il Centro Cristiano Democratico.

Quattro anni dopo Clemente Mastella, uno dei cofondatori del Ccd, e Francesco Cossiga ci spiegarono che bisognava appoggiare il governo D’Alema. Con Casini riuscimmo a rimanere a fatica dove eravamo dopo una dolorosa scissione, ma 8 anni dopo, nel 2007, fu lo stesso Casini a rispiegarmi che l’Udc, erede del Ccd, doveva abbandonare il centrodestra e cercare alleanze a sinistra.

Ma quale “centrodestra”
Arriva a quel punto Berlusconi che fonda il Pdl, partito democratico, d’ispirazione cristiana, costola italiana del Partito popolare europeo, a cui aderisco, facendo pure parte dell’ufficio di presidenza. Sino a un giorno nell’ottobre del 2013 in cui il Presidente annuncia che il Pdl non esiste più.

Reso esperto dalle esperienze passate, aderisco allora a un partito che sin dal nome avrebbe dovuto avere una collocazione chiara, Ncd, Nuovo Centrodestra, alternativo alla sinistra, eccezionalmente e temporaneamente sostenitore delle larghe intese volute da Berlusconi, e qui oggi mi ri-rispiegano che si deve andare nel Pd o rendere permanente una alleanza strategica con il Pd. Ancora una volta protesto alla Jannacci. Resto anch’io? No tu no! Resto anch’io? No tu no! Ma perché? Perche no!

Proteste vane, perché volendo cocciutamente rimanere fermo dove sono sempre stato vengo accusato di essere trasformista, traditore, voltagabbana, come se in Italia fosse una incomprensibile stravaganza scegliere un’aerea politica alternativa alla sinistra senza che i tuoi compagni di viaggio vogliano trascinarti dall’altra parte.

Rivendico pertanto il mio diritto costituzionale di rimanere don Camillo (quello di una volta) senza che tutte le volte mi ri-ri-rispieghino che era meglio Peppone e che comunque don Camillo e Peppone sono la stessa cosa.

Carlo Giovanardi, autore di questo articolo, è senatore di Alleanza popolare fuoriuscito da Ncd


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22 Commenti

  1. giovanna says:

    Giovanardi è di un altro pianeta.
    Sincero, leale, forte, sicuro, buono.
    Sì, è una persona buona.

    E quello che racconta è così evidente che bisogna proprio essere in cattiva fede per dargli del voltagabbana, come in effetti sono in cattiva fede quelli che lo fanno, così, tanto per offendere.

    Avviso per la horror-troll : non ti azzardare ad usare i nick trucidi, che quando si nomina il senatore Giovanardi vai in subbuglio e non contieni la tua cafonaggine.

  2. Cisco says:

    Se veramente il NCD si alleerà – o peggio confluirà – con il PD ci sarà da ridere, soprattutto guardando la faccia di Alfano nello sforzo immane di giustificare l’ennesima capriola. Comunque tutta la mia simpatia e solidarietà a Giovanardi, uno che non la manda a dire.

  3. SUSANNA ROLLI says:

    Signor Giovanardi, lei mi piace tanto! E’ così schietto, genuino…un don Camillo, ecco!
    La capisco bene bene, e per questo l’abbraccio fortemente!
    Son contenta della sua scelta politica, cioè quella di lasciare il N.C.D. che, in questi ultimi tempi, avrebbe benissimo potuto dirsi N.C.S…
    Se lei riuscirà a mantenersi così fino alla fine della sua carriera politica avrà una pace sempre più grande dentro di lei, perchè la fedeltà alla propria coscienza è ciò che maggiormente gratifica l’uomo -uomo di fede, come lei. Non è così?
    E casomai dovesse passare da queste parti -le colline romagnole, sopra il paese natio di Benito Mussolini- la invito a venire da me per un qualche dolcetto ed un caffè, ed un’ IV MARIA (l’Ave Maria la mia nonna la chiamava così). Lei si ferma, chiede dove abita la Susanna -deve specificare quella un po’ matta, perchè siamo tre o quattro- e le diranno sicuramente :”Ahhhhh!!! Sì!!!!!!, abita lì.”
    Dio ci benedica.
    Distinti saluti.

    Susanna

  4. SUSANNA ROLLI says:

    Avevo invitato Giovanardi a casa mia per un caffè, ma non compare…

  5. bvzpao says:

    Nulla da eccepire a Giovanardi, ma anche lui sa che prima o poi arriveranno le elezioni.
    E ci sarà qualche sorta di sbarramento per stare in parlamento.
    Allora vedremo il punto di contatto tra la coerenza (apprezzabile) e la politica (sempre un po’ ambigua, da 30 anni a questa parte). Perchè ai cattolici fa piacere sapere di avere un amico leale in parlamento, ma bisogna che faccia in modo di esserci.

    PS
    Quindi viene certificata in questo modo la sudditanza di Ncd al PD renziano?

  6. leo aletti says:

    Condivido Giovanardi, leggo volentieri il Candido, sono d’accordo con don Camillo, quindi non sono solo; domanda quale è il senso della questione? Giovannino Guareschi lo scopre.

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