Inter, Palazzi condanna ma la prescrizione salva in corner i nerazzurri

L’Inter e Facchetti hanno violato gli articoli dell’illecito sportivo 1 e 6 del vecchio Codice di giustizia sportiva: condizionavano gli arbitri, come emerge dalle 72 pagine redatte dal procuratore federale Palazzi. I fatti, però, sono caduti in prescrizione e sta alla federazione decidere cosa ne sarà dello scudetto 2006, tolto alla Juventus per Calciopoli e consegnato all’Inter

L’Inter, alla quale è stato assegnato a tavolino lo scudetto del 2006 revocato alla Juventus, violò l’articolo 6 del codice di giustizia sportiva, quello sugli illeciti. E’ questo il convincimento espresso dal procuratore federale, Stefano Palazzi, nelle conclusioni accluse al dispositivo sull’inchiesta aperta “non appena avuta notizia dei nuovi fatti emersi e dunque prima dell’esposto presentato dalla Juventus”. “I fatti sono prescritti, ma alla prescrizione si può rinunciare”, ribadisce il procuratore federale che poi passa la palla alla federazione per la decisione sul destino dello scudetto.

L’Inter ha dunque violato l’articolo dell’illecito sportivo (art. 1 e art. 6 del vecchio Codice di giustizia sportiva), come emerge chiaramente dalle 72 pagine redatte da Palazzi. La Procura federale ritiene che le condotte messe in atto dai vertici del club nerazzurro, come documentato dalle intercettazioni evidenziate durante il processo penale di Napoli, fossero “certamente dirette ad assicurare un vantaggio in classifica in favore della società Internazionale FC, mediante il condizionamento del regolare funzionamento del settore arbitrale e la lesione dei principi di alterità, terzietà, imparzialità e indipendenza, che devono necessariamente connotare la funzione arbitrale”.

Dai documenti “è emersa l’esistenza di una rete consolidata di rapporti, di natura non regolamentare, diretti ad alterare i principi di terzietà, imparzialità e indipendenza del settore arbitrale, instaurati, in particolare fra i designatori arbitrali Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto (ma anche, sia pur in forma minore, con altri esponenti del settore arbitrale) ed il Presidente dell’Inter, Giacinto Facchetti“.
“La suddetta finalità veniva perseguita sostanzialmente attraverso una frequente corrispondenza telefonica fra i soggetti menzionati, alla base della quale vi era un consolidato rapporto di amicizia, come evidenziato dal tenore particolarmente confidenziale delle conversazioni in atti”, afferma la procura. Secondo la relazione, “assume una portata decisiva la circostanza che le conversazioni citate intervengono spesso in prossimità delle gare che dovrà disputare l’Inter e che oggetto delle stesse sono proprio gli arbitri e gli assistenti impegnati con tale squadra”, si legge ancora.

In alcuni casi – osserva la procura – emerge anche l’assicurazione da parte del designatore arbitrale che parla con Facchetti di intervento diretto sul singolo direttore di gara, come rivelato da alcune rassicurazioni che il designatore gli rivolge, in cui si precisa che l’arbitro verrà “predisposto a svolgere una buona gara” o, con eguale significato, che è stato “preparato a svolgere una bella gara”; o ancora, affermazioni del designatore volte a tranquillizzare il presidente Facchetti sulla prestazione dell’arbitro, nel senso che gli avrebbe parlato direttamente lui o che già gli aveva parlato.

“Tale capacità di interlocuzione in alcuni casi diventa una vera e propria manifestazione di consenso preventivo alla designazione di un arbitro e rappresenta un forte potere di condizionamento sui designatori arbitrali, fondato su rapporti di particolare amicizia e confidenza che il Presidente Facchetti può vantare nei confronti degli stessi designatori e che trovano la loro concretizzazione espressiva nella effettuazione anche di una cena privata con Bergamo e nello scambio di numerosi favori e cortesie (elargizione di biglietti e tessere per le gare dell’Internazionale, di gadget e borsoni contenenti materiale sportivo della squadra milanese, etc…) e non meglio precisati ‘regalini’“.