Innovazione e ricerca in Lombardia

Immaginate di andare al lavoro su un’auto senza pilota, dotata di sensori sul tetto che trasmettono su un piccolo schermo interno una visione tridimensionale dell’ambiente circostante. Lungo il tragitto vi fermate per dare un passaggio a due o tre persone dirette nella vostra stessa direzione (all’insegna della «mobilità condivisa»), e una volta arrivati, non perdete tempo prezioso a cercare parcheggio, perché lasciate l’auto su appositi spazi sopraelevati rispetto alla strada. Varcate la soglia dell’ufficio, ma dite addio alla vecchia e severa divisione degli spazi: davanti a voi si apre uno spazio confortevole, dove scrivanie, divani e aree caffè si confondono senza parete divisorie. È il mondo futuristico (ma in realtà, non troppo) verso cui ci stiamo muovendo. Lo ha presentato Carlo Ratti, architetto e professore presso il Massachusetts Institute of Thechnology di Boston, dove dirige il Sensible City Lab MIT, durante l’incontro «Lombardia è Ricerca» di giovedì 6 aprile al Palazzo della regione.

La ricerca in questo campo sta facendo grandi progressi e in Italia la maggior parte di questi studi si concentrano in Lombardia, una delle regioni più competitive in Europa e con la più alta percentuale di imprese a media e alta tecnologia. Questo successo è il risultato di una strategica sinergia tra le istituzioni regionali e le imprese lombarde, divenuta nota per la sua unicità con il nome di «modello lombardo». «Per la prima volta in Italia, il presidente della Lombardia Maroni ha fatto dell’innovazione un nodo centrale della politica regionale con la legge 29, che ha lo scopo di trasferire i risultati della ricerca tecnico-scientifica alle nostre imprese» commenta a tempi.it Luca Del Gobbo, assessore all’Università, ricerca e open innovation e uno dei relatori del convegno. Per garantirne l’efficacia, con una vera e propria procedura negoziale, il testo di legge è stato sottoposto a tutti i soggetti pubblici e privati coinvolti (università, centri di ricerca, Irccs, eccetera) e a una consultazione online in cui i cittadini hanno potuto commentare e correggere ogni singolo punto.
«Con questa legge è stata istituita una cabina di regia inter assessorile per coordinare in maniera unitaria diversi progetti di innovazione, elaborando un piano strategico triennale che definisce obiettivi, tempi e costi. In questo lavoro, gli assessori saranno coadiuvati da un Foro composto da 10 esperti italiani e internazionali di discipline scientifiche, sociali e umanistiche». Tra i vari strumenti messi a disposizione dalla legge 29, ci sono innanzitutto gli accordi per la ricerca: imprese e università possono presentare i loro progetti di innovazione e quelli che hanno maggior impatto sulla vita dei cittadini e sullo sviluppo del territorio possono accedere ai sostegni finanziari della Regione. «L’anno scorso avevamo messo a disposizione 40 milioni di euro a fondo perduto, quest’anno siamo arrivati a 100 milioni». I progetti spaziano in diversi settori, dai veicoli intelligenti all’asfalto prodotto con plastica altrimenti non riutilizzabile, da nuovi pannelli solari economici ed efficienti a sonde innovative per misurare la pressione.
Oltre agli accordi, la legge 29 istituisce il team di progetto, una squadra di ricercatori universitari che sostiene le medie imprese, la messa a disposizione dei dati della pubblica amministrazione per tutto il sistema economico e sociale, e la Giornata della ricerca fissata l’8 novembre in cui verranno premiati i migliori ricercatori e le imprese innovative. «L’obiettivo è far rientrare in Italia i nostri cervelli offrendo un contesto stimolante e creando il miglior ponte possibile tra ricerca e imprese. Per riuscirci, la Regione ha previsto agevolazioni fiscali a imprese che investono in ricerca e si insediano in Lombardia, attraverso gli accordi di attrattività e di competitività». Queste iniziative mirano a «riaffermare il primato della Lombardia come motore propulsore della ricerca e innovazione italiana, un campo in cui la Regione investe più del 3 per cento del suo pil».
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