In tempi di crisi (e concorrenza di Twitter) anche Facebook torna al “porta a porta”

Il social network di Mark Zuckerberg ha lanciato una nuova struttura per le fanpage dei brand internazionali: sarà il viatico per l’ingresso degli spot nei mercati locali.

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Facebook giramondo. Sì, ma per affari. Il social network di Mark Zuckerberg ha deciso di farsi più vicino alle popolazioni autoctone per rendere più comunicabili le campagne di marketing delle multinazionali che ospita sulla sua piattaforma. Per fare questo, i tecnici che lavorano allo sviluppo del social del “mi piace” hanno lanciato una nuova struttura della fanpage per i brand globali come sono, per esempio, Coca Cola, Unilever, Sony oppure Starbucks. L’annuncio è stato dato ieri da Facebook Studio, la pagina voluta da Zuckerberg per condividere le best practice del marketing 2.0. L’obiettivo di questa nuova soluzione è quello di rendere più “social” e più coinvolgente la navigazione sulle fanpage.

COME FUNZIONA. Gli utenti di un determinato paese, per esempio l’India, fino ad ora erano costretti a scegliere se visitare la pagina locale della Coca Cola (sempre che esistesse) oppure quella internazionale della nota bevanda. Aprendosi così alle diverse campagne pubblicitarie. Da oggi, invece, l’utente che vorrà visitare il profilo dei fan della Coca Cola, accederà automaticamente ad una pagina geolocalizzata in termini di lingua e contenuti, con immagini di copertina, foto e informazioni dedicate al singolo paese da dove vi accede. La pagina però sarà comunque inserita nella brand community originaria.

IL VANTAGGIO PER LE MULTINAZIONALI. Le brand company potranno così servirsi di un unico indirizzo internet valido in tutto il mondo, sapendo che gli utenti verranno automaticamente reindirizzati alla versione della pagina del paese in cui si trovano. Con il vantaggio, per gli amministratori delle brand page, di poter visualizzare i dati di traffico sulle diverse versioni delle pagine geolocalizzate in un’unica e pratica schermata. Lo scopo, come ha dichiarato il direttore produttivo per Facebook Ads, Gokul Rajaram, è fare in modo che le pagine ottengano più “engagement” e siano più “social”.

LA GUERRA DELLE INSERZIONI. È di pochi giorni fa la notizia che il colosso automobilistico a stelle e strisce General Motors ha cancellato tutta la sua pubblicità a pagamento su Facebook. I vertici di Detroit, che hanno già investito 10 milioni di dollari per gli annunci sui social network ma che da Fb non hanno ottenuto vantaggi, hanno deciso di affidarsi alla piattaforma “antifacebook” per definizione: Twitter. La casa di videogiochi Electronic Arts, invece, ha puntato forte sul social di Zuckerberg: la pubblicità che è provenuta da Facebook, spiegano i vertici di Ea, ha portato a un incremento di 12,1 milioni sulle vendite. Ma la guerra degli spot in salsa 2.0 è solo all’inizio. Facebook, che secondo il Financial Times con le inserzioni commerciali nel 2014 raggiungerà un fatturato di 6,8 miliardi di dollari (contro i 3,2 del 2011), parte favorito. Twitter, che tra due anni arriverà a 808 milioni di dollari (ora è fermo a 140), si aggiudica il ruolo di primo sfidante, seguito a ruota da LinkedIn che, sebbene l’anno scorso abbia fatturato 156 milioni, tra due anni non dovrebbe andare oltre i 513 milioni.

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