In calo la dipendenza da serie tv: è finito l’effetto Lost?

Secondo il New York Times sempre più americani si stanno allontanando dalla tv. Colpa di serie tv che non hanno più l’appeal necessario o di un nuovo modo di guardare il piccolo schermo, sempre più orientato al palinsesto personalizzato?

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Solo poche settimane fa avevamo parlato dell’inizio della terza stagione di Modern Family, la serie tv tanto amata da Obama. In Usa, invece le avventure delle famiglie di Jay e dei suoi due figli si sono concluse la scorsa settimana, conquistando il primo record negativo: l’ultima puntata, infatti, ha fatto registrare gli ascolti più bassi dell’intera stagione. Il New York Times attribuisce allo scarso risultato una fuga dei telespettatori americani tra i 18 e i 49 anni, sempre più orientati a una visione mirata: la televisione diventa un semplice mezzo per registrare i programmi più interessanti, da rivedere con calma e senza fastidiose interruzioni pubblicitarie smorza pathos. Chissà se basterà questa constatazione per convincere la Abc a confermare Modern Family anche per la quarta stagione. Perché, diciamoci la verità, un’interruzione drastica senza un finale degno, ormai non fa più notizia. È quello che è capitato, per citare gli esempi più recenti a Flash Forward e Terra Nova, deceduti prematuramente alla fine della prima stagione, senza seconda chance e senza possibilità di appello.

 

Cosa sta succedendo nel mondo dei serial americani, che dall’avvento di Lost in poi erano riusciti nell’ardua impresa di appassionare il pubblico mondiale? Dopo dieci anni di dipendenza seriale i telespettatori si sono davvero stancati? Eppure mai come in questi ultimi anni il proliferare della lunga serialità televisiva ha permesso di accontentare tutti: gli amanti della commedia teen, quelli che preferiscono la risata più sofisticata, gli appassionati di legal drama e medical drama, i patiti dei telefilm sugli alieni e i più temerari che non perdono il sonno davanti a horror ambientati in angusti spazi. Ma allora è l’eccessiva offerta ad aver stancato i telespettatori? Forse le cause di questo allontanamento potrebbero in realtà essere molteplici. Sicuramente la pluralità dell’offerta rende più difficile la fidelizzazione del pubblico, a cui si aggiunge l’estrema volatilità del prodotto tv. Serie come Pan Am, alla terza, quarta puntata – causa crollo degli ascoltatori – si trovano a dover celebrare il proprio funerale. Il tempo per affezionarsi non c’è, e i telespettatori, che negli anni hanno notevolmente affinato il palato, già al primo episodio sono in grado di orientare il proprio gusto e abbandonare per sempre una storia o abbracciarla per tutta la prima stagione. A ciò si aggiungano gli enormi costi produttivi di una serie tv di qualità: questo, per esempio, è il principale motivo per cui Terra Nova ha chiuso i battenti. Certo, gli ascolti non erano record, ma di certo non così bassi da giustificare una fine così ingloriosa all’ultima puntata della prima serie. Ma sarebbe valsa davvero la pena continuare con la seconda stagione, dopo aver speso 20 milioni di dollari solo per girare la prima puntata? Probabilmente no. Così si va avanti, si sperimenta, si creano plot accattivanti che si propongono di stupire lo spettatore nelle prime due puntate e convincerlo a seguire tutti gli episodi, ma dopo un inizio così spumeggiante (esemplare in questo senso Flash Forward) come si fa ad andare avanti? È quello che si stanno chiedendo anche i molti spettatori di C’era una volta. La seconda stagione della serie fantasy è già stata confermata e in Usa si sta avvicinando la fine della prima, ma la trama è talmente particolare e ricca di colpi di scena, che sembra impossibile immaginarsi un seguito degno della prima stagione. Staremo a vedere, intanto J.J. Abrams, non contento degli ultimi flop (Undercovers, Alcatraz), continua a giocarsi il suo bonus Lost con l’ennesima serie, Person of Interest. La trama promette bene (una nuova tecnologia è in grado di anticipare le persone coinvolte in un fatto di sangue) ma al giorno d’oggi, si è capito bene, un buon soggetto non è garanzia di sopravvivenza di un prodotto televisivo.

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •