Il “Soldato semplice” Paolo Cevoli va alla guerra per incontrare l’umanità

Recensione del primo film da regista del comico romagnolo. Ambientato nella Grande Guerra, è molto più di una commedia. Dal 2 aprile al cinema

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti)

È tutto un saliscendi il film con cui Paolo Cevoli debutta alla regia e che arriva nei cinema il 2 aprile. Soldato semplice è la storia di Gino Montanari, patacca romagnolo finito per disavventura a fare l’eliografista sul fronte della Grande Guerra. L’anarchico Gino, come tutti i personaggi di questa commedia, finirà per perdersi e ritrovarsi molte volte, salendo e scendendo per i monti della Valtellina, in una continua ascesi e ricaduta sia fisica che morale.

Giocato sull’alternanza, contrapposizione e infine simbiosi di coppie (mare e montagna, faraglioni e vette innevate, coscritti temerari e pavidi), Soldato semplice ci introduce in maniera non manichea né pedante a uno sguardo umano sul conflitto di cui ricorre il centenario. Così il disilluso e sarcastico Gino imparerà a diventare padre grazie al rapporto con lo scugnizzo analfabeta, il sergente troverà requie ai suoi furori bellici solo accettando le debolezze del capitano raccomandato e pasticcione.

Aiutato da una fotografia mozzafiato e da canti alpini che ne fanno da azzeccata colonna sonora, Soldato semplice non è solo il film comico che tutti ci aspettiamo, ma una piccola fotografia dell’animo umano capace di miserevoli bassezze e inaspettati slanci eroici. Il tutto nella consapevolezza, così in pace come in guerra, che non ci si salva mai da soli.

In fondo è già detto tutto all’inizio della pellicola con le parole del salmo: «Alzo gli occhi verso i monti… Da dove mi verrà l’aiuto?».