“Il segreto di Italia”, il film sull’eccidio di Codevigo boicottato dall’Anpi

Per la prima volta una pellicola racconta la vicenda delle esecuzioni sommarie dei partigiani in un piccolo paese veneto. Intervista al regista Antonello Belluco

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Codevigo maestra

Codevigo è un piccolissimo paese in provincia di Padova, al confine tra Veneto e Romagna, ai margini del fiume Brenta. Nel 2000 Italia Martin, ormai anziana, torna dopo 55 anni nel paese natale, dopo aver trascorso gran parte della sua vita altrove. Qui incontra il vecchio Mauro, ex partigiano di Macerata. È lui che la spinge a ricordare i fatti di cui furono testimoni oltre mezzo secolo prima.
Le immagini ci riportano a Codevigo, il 3 aprile 1945, quando il paese si appresta a vivere gli ultimi giorni di guerra e si cerca di diluire l’ansia scherzando su tutto, persino sul regime. A pochi giorni dalla fine degli scontri tra le brigate partigiane, gli alleati e i tedeschi lungo la linea gotica, per esempio, la maestra elementare Corinna Doardo segue fedelmente le abitudini del ventennio e ai suoi giovani alunni fa celebrare il natale di Roma istituito da Mussolini. In quegli stessi giorni, Italia festeggia il suo compleanno, ride, balla e amoreggia con Farinacci Fontana, il 18enne figlio del podestà del paese, chiamato così in onore di un gerarca, ed egli stesso ingenuo fascista per passione. Quella tra Italia e Farinacci è una storia d’amore adolescenziale, ma delicata, eterea, che riporta un senso di realtà quotidiana all’inferno che di lì a poco seguirà, e che viene raccontata nel film “Il segreto di Italia” di Antonello Belluco, uscito a novembre nei cinema, ma introvabile in sala. Il perché è semplice. La storia d’amore d’Italia Martin è frutto della fantasia del regista, Farinacci Fontana invece è realmente esistito: ed è davvero una delle vittime dell’eccidio di Codevigo. L’eccidio dimenticato per oltre mezzo secolo, in cui i partigiani, nei giorni successivi alla fine della guerra, uccisero barbaramente centinaia di persone.

IL MASSACRO CANCELLATO. Si tratta di uno dei fatti più gravi e cruenti del dopoguerra, sepolto sotto il tappeto della memoria italiana così bene che è stato difficile ricostruirlo con chiarezza. Non c’è certezza sul numero esatto delle vittime, che varia tra 118 e 365. Non c’è sicurezza nemmeno sulla durata, se qualche giorno o addirittura tre mesi, dal 29 aprile a metà giugno ’45. Ci sono però varie fonti storiche che attestano quello che avvenne in quest’angolo di pianura padana. Una è la voce di Gianfranco Stella, che ha raccolto minuziose testimonianze dirette: a Codevigo la situazione è precipitata all’improvviso domenica 29 aprile. Poche ore dopo, cioè, che il parroco annunciò a tutti il termine del conflitto.
Il paese fu occupato dai partigiani della ventottesima brigata Garibaldi, guidata dal comandante Arrigo Boldrini, detto “Bulow” per la sua straordinaria abilità strategica nei combattimenti contro i tedeschi. Secondo Stella, i partigiani portarono in paese varie camicie nere e fascisti del Ravennate. Poi, approfittando del buio, eseguirono esecuzioni sommarie di ex militanti neri e di tanti civili inermi, la cui unica colpa spesso era di aver aderito al fascismo durante il ventennio (come, per altro, lo stesso Bulow).

Codevigo_prete«SEPPELLITI COME ZUCCHE». Il numero delle vittime è difficile da stabilire perché molti corpi furono gettati nel fiume Brenta o nei suoi affluenti. Ma Stella è “saggista della destra cattolica” come si definisce lui stesso sul suo blog. Le sue parole potrebbero essere ritenute di parte, dai critici: va allora ricordato che quando è uscito il suo libro, Bulow, accusato da Stella di essere responsabile dell’eccidio, gli fece subito causa per diffamazione. E Stella è stato assolto con l’esimente che la sua è, secondo i giudici, opera scientifica. Inoltre, le sue parole risultano confermate dai documenti scritti lasciati dal prevosto di Codevigo, don Umberto Zavattiero, sul chronicon parrocchiale: «30 aprile. Previo giudizio sommario fu uccisa la maestra Corinna Doardo. Nella prima quindicina di maggio vi fu nelle ore notturne una strage di fascisti importati da fuori, particolarmente da Ravenna. Vi furono circa 130 morti. Venivano seppelliti dagli stessi partigiani di qua e di là per i campi, come le zucche. Altri cadaveri provenienti da altri paesi furono visti passare per il fiume e andare al mare».
Esistono testimonianze raccolte nel corso di 24 processi penali, celebrati tra il ’45 e il ’50 e poi nel ’60-’61. C’è il ritrovamento infine in una fossa comune di 136 vittime, oggi sepolte in un ossario del cimitero di Codevigo. Lo stesso Arrigo Boldrini “Bulow” nei suoi diari (pubblicati nel dopoguerra) ha confermato le esecuzioni, sebbene ne abbia attribuito la responsabilità alla divisione Cremona, un reparto partigiano di stanza anch’esso nella zona di Codevigo, o al caos delle notti. Il 6 maggio ’45 Bulow ha scritto: «Ci giunge notizia che “Cremonini” (della divisione Cremona) e altri partigiani, sollecitati dai rispettivi comandi, danno caccia a fascisti e presunti tali. È molto difficile intervenire a causa dell’asprezza criminale della condotta nazifascista durante il conflitto», e il 10 maggio ha descritto «gruppi autonomi ed incontrollati che agiscono di notte senza rendere conto dell’operato. Occorre ricordare che gli animi sono esasperati; molti partigiani hanno avuto le famiglie massacrate dalle forze nazifasciste». Va specificato che le esecuzioni di Codevigo furono sommarie e ai danni di persone che non erano stati responsabili dei massacri nazifascisti.

GLI INNOCENTI. Il film Il segreto di Italia ha il pregio di unire per la prima volta tutte queste testimonianze del massacro, senza indugiare troppo sull’orrore. Alla guida dei partigiani che nottetempo scatenarono il caos nel film c’è un comandante chiamato “Ramon”, che ha trent’anni proprio come Bulow (anche se il comandante della 28ma brigata è stato assolto dai vari processi da ogni accusa di coinvolgimento). “Ramon” si diverte a decidere la vita e la morte di ognuno con un pollice verso o alzato, alla maniera degli imperatori romani. Un gesto uguale a quello che, secondo i testimoni, nella realtà era solito fare il partigiano che ordinò l’uccisione di Farinacci Fontana, l’ingenuo e ostinato fascista che rimase in paese, convinto di non rischiare alcunché. Invece Farinacci fu letteralmente fatto a pezzi dai partigiani. La sua vicenda è stata resa nota da un pronipote, Gerardo Fontana, anche lui di Codevigo e autore della sceneggiatura del film.
Il segreto di Italia lascia intuire anche la fine della maestra elementare Corinna Doardo, di cui ha scritto ne Il sangue dei vinti anche Giampaolo Pansa: «Andarono a prenderla a casa, la portarono dentro il municipio e la raparono a zero. Il peggio doveva ancora arrivare. Le misero dei fiori in mano e una coroncina di fiori sulla testa ormai pelata e la costrinsero a camminare per la via centrale di Codevigo, fra un mare di gente che la scherniva e la insultava. Alla fine di questo tormento, la spinsero in un viottolo fra i campi. La uccisero, qualcuno dice con una raffica di mitra». Stella nel suo libro ha aggiunto: «La maestra fu sottoposta a sevizie. Il medico accertò successivamente che solo un orecchio era rimasto sano». Perché questa violenza? La maestra aveva forse commesso delitti durante l’era fascista? Assolutamente no: scrive Pansa che «era una brava maestra e aveva insegnato a tanti bambini del paese. Era anche una fascista, ma non una fanatica, piuttosto un’ingenua. Quando ci fu la liberazione gliela fecero pagare».

BOICOTTAGGIO. Il regista Antonello Belluco spiega a tempi.it di aver subìto un boicottaggio: «Il film che sta girando in Italia solo grazie al passaparola, perché malgrado il lavoro della casa di distribuzione, molte sale non lo hanno voluto per paura. Dopo Padova, Roma e Ancona il film si è diffuso grazie ai privati cittadini che man mano lo hanno chiesto nelle loro città e ora è a Palermo, Trieste, Bari, Bologna, a Vittorio Veneto. A Milano dovrebbe arrivare a febbraio, se tutto va bene, ma fino all’ultimo secondo non mi esprimo. L’Anpi ci ha duramente attaccato, dicendo che in sala a Padova c’erano solo quelli di Forza Nuova. Non è vero, io non ho niente a che vedere con loro, anzi ho preso esplicitamente le distanze chiedendo che non proiettassero nei circuiti forzanuovisti la mia pellicola. Sin dall’inizio della lavorazione abbiamo avuto parecchi ostacoli: il produttore inizialmente entusiasta, dopo un po’ se n’è andato e ci ha messo in serie difficoltà. Il film l’ho prodotto con 230 mila euro: e voglio sottolineare che si tratta di imprenditori non legati ad alcun partito e tanto meno a Forza Nuova. Ma nel frattempo mi hanno risposto picche coloro che noleggiavano abiti e armi d’epoca, per non immischiarsi con noi. L’avvocato Emilio Ricci, avvocato del figlio del partigiano Boldrini-Bulow, mi ha chiesto a tutti i costi di leggere la sceneggiatura prima che uscisse a nome della famiglia e dell’Anpi. Ma perché bisogna passare per le forze caudine per fare un film?».
Belluco racconta che «la storia del Segreto mi è arrivata da un professionista della sceneggiatura, Gerardo Fontana, che è stato anche per due legislature sindaco di sinistra, lo sottolineo, di Codevigo, e che era parente di Fontana. Mia madre e mia nonna erano profughe istriane, e per esperienza familiare conoscevo il dolore che si prova davanti al dramma di una comunità tenuto nascosto in pubblico, che sia la tragedia istriana e quella delle foibe, o quella di Codevigo, per questo ho accettato il progetto su questa vicenda. Fontana è morto nel 2013, ma la moglie, anch’ella di sinistra, ha apprezzato molto questo film e ciò che esprimeva. Alla fine ho scelto che fosse il personaggi di un partigiano, Mauro, a consegnare ad Italia la croce al collo di una delle vittime, come simbolo proprio della pacificazione. Era questa pacificazione che volevo raccontare. In molti lo hanno compreso, ma quelli dell’Anpi no, e continuano a farmi la guerra. Per fortuna c’è anche chi mi incoraggia esprimendomi la propria solidarietà, come ha appena fatto il cantautore Simone Cristicchi, autore di un musical sulle foibe anch’esso molto osteggiato».

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