Il nostro rugby in mano a Jacques Brunel, il prof. che studia il “movimento nello spazio”

«Entro due o tre anni dobbiamo arrivare a essere competitivi nel Sei Nazioni, essere competitivi per poter lottare fino alla fine per il titolo». Parola di Jacques Brunel, il nuovo allenatore della Nazionale italiana che promette di far crescere i talenti del nostro paese

È Jacques Brunel il nuovo coach della Nazionale di rugby italiana ma sarebbe meglio dire del rugby italiano. Lo ha presentato alla stampa ed al mondo ovale il presidente Giancarlo Dondi visibilmente soddisfatto per aver centrato un obiettivo antico e molto personale. Il presidente si è affidato ad una illustrazione breve, asciutta ma efficace tracciando comunque uno spartiacque nella gestione dell’italrugby quando ha voluto sottolineare che «viste le esperienze è la scuola francese la migliore per noi». È affidato quindi a Brunel il compito di far spiccare definitivamente il volo al movimento ovale italiano.

Brunel ha 57 anni, è un francese dei Pirenei, giocatore ed allenatore in patria, nella nazionale francese, «la terza forza del rugby mondiale» ci tiene lui stesso a sottolineare, è assistente di Laporte fino al 2007 e poi Campione di Francia alla guida di Perpignan nel 2009, secondo dietro al Clermont nel 2010. È un uomo al quale piace stare in campo, non un manager ma semmai uno studioso del rugby, sul “movimento nello spazio” ha dedicato anche una pubblicazione, famosa fra gli addetti ai lavori.

L’aria da professore magari ce l’ha ma quello che risalta è la sua simpatia, persona affabile e disponibile, uno di quelli “alla buona” ma che contemporaneamente ti auguri non dover mai far irritare, non ha la verve del tenerone, tutt’altro. Brunel si dimostra subito molto preciso, pragmatico, risponde al suo primo fuoco di domande italiche con estrema chiarezza. Non gli vanno giù le teorie che vogliono il gioco ovale una scelta fra “attacco o difesa”, “lento o veloce”, “al piede o alla mano”. Per lui tutto è rugby e per crescerlo si deve partire dai fondamentali: «Difesa ed attacco sono collegate una con l’altra, c’è un equilibrio tra le due azioni, il problema è quando si rompe. Un buon attaccante è anche un buon difensore e non si può puntare su una sola priorità rispetto all’altra. Se non c’è equilibrio allora i risultati non arrivano». Fosse così vedremo tornare protagonista il gesto tecnico sulla struttura dell’atleta, l’italrugby si riavvicina all’Europa.

Non farà rivoluzioni immediate il nuovo coach, lo staff rimarrà lo stesso per buona parte del 2012, «loro conoscono la squadra, loro possono aiutarmi a muovermi» dice il francese; solo nei test match di giugno si vedranno i primi “nuovi” giocatori in campo, fino a quel giorno piena fiducia al gruppo di RWC2011.

La vera novità , la cui portata sarà però chiara solo nei prossimi mesi, è l’angolo di visione che Brunel si è riservato. Ha elogiato il sistema Italia del rugby ma ha sottolineato che guarderà a tutto il rugby italiano, sotto la lente le Accademie, i super-club di Pro12 ed anche il Campionato di Eccellenza, perché «bisogna che crescano i talenti italiani». Girerà club e sessioni di allenamento dei team. Una bella iniezione di fiducia al nostro rugby che ci si augura diventi anche una rivalutazione delle risorse dei singoli club e del territorio.

Il francese sarà anche un simpatico professore ma diventa serio e deciso quando esibisce il suo obiettivo: «Entro due o tre anni dobbiamo arrivare a essere competitivi nel Sei Nazioni, essere competitivi per poter lottare fino alla fine per il titolo». Parola di Jacques Brunel.