Il Paese dei Normali
Il milanese senza fissa dimora che dorme tra due fermate
C’è un ragazzo che vive a Milano ma non ha un indirizzo. Dice che tanto l’ultima moda è il minimalismo. Dorme dove capita, «così non pago le spese condominiali». Ogni mattina si lava in stazione, che per lui è la spa dei poveri con vista binario.
Una volta aveva un lavoro, ma poi l’hanno sostituito con un tirocinante felice. «Io non reggevo tutta quella motivazione gratuita», racconta. Adesso raccoglie bottiglie: dice che almeno quelle, se vuote, valgono qualcosa.
Orari fissi
Conosce i bar dove danno gli avanzi e i portoni dove non chiude mai bene il citofono. «Milano è una città accogliente», dice, «basta bussare al posto giusto e con la faccia giusta di chi non serve a niente». Quando piove entra nei musei, «tanto l’arte non scappa».
I volontari lo chiamano per nome, ma lui cambia nome ogni settimana: «Mi tengo aggiornato, come i software». Una volta gli hanno chiesto se si sentisse solo. Ha risposto: «No, condivido lo spazio con le mie delusioni. Pagano meno dell’affitto».
Non ha casa, ma ha orari fissi. Alle sette il caffè offerto, alle dieci il controllo polizia, a mezzanotte il tram che fa da ninna nanna. Dice che dormire tra due fermate è comodo: «Se sogno di partire, sono già in viaggio».
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