Il martirio nascosto degli studenti uccisi in Oregon

Altre conferme che gli studenti uccisi nella strage al college erano consapevoli di venire uccisi se si fossero professati cristiani

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Negli Stati Uniti si parla ancora della sparatoria del primo ottobre scorso, durante la quale nove studenti della Umpqua Community College di Rosenburg, in Oregon, sono stati assassinati dal ventiseienne Chris Harper Mercer, a sua volta ucciso dalla polizia. Anastasia Boylan, fra gli altri studenti feriti, ha subito raccontato che Mercer, dopo aver sparato a un insegnante, aveva ordinato ai ragazzi di mettersi in fila, chiedendo loro, a uno a uno, se «erano cristiani. Se la risposta era sì, diceva loro: “Bene, perché in un secondo andrai a incontrare Dio”. E poi gli sparava alla testa». A chi non rispondeva positivamente il killer sparava alle gambe. Anche altri testimoni, come Kortney Moore, 18 anni, di Rogue River, scampata alla strage, e Autumn Vican, sorella di un loro compagno di classe, hanno subito confermato la versione di Moore. Eppure, il fatto che alcuni degli studenti abbiano scelto di confessare la propria fede nonostante le conseguenze, morendo, di fatto, martiri, è passato in secondo piano.

POLITICIZZAZIONE. Nelle sue dichiarazioni pubbliche il presidente Barack Obama ha insistito molto sul problema della vendita delle armi nel paese, ma questo suo atteggiamento non è piaciuto a molti. L’attore James Wood lo ha criticato per aver «ignorato l’odio cristiano come elemento del massacro in Oregon» e il giornalista Erick Erickson di Fox News ha detto essere «scandaloso che il presidente abbia deciso di politicizzare il fatto dopo che avevamo saputo che il killer aveva chiesto alle vittime di confessare la propria fede». Erikson ha persino aggiunto che «il male è in ascesa. È reale. È attivo. È globale e il presidente, più spesso che non, lo coccola invece che affrontarlo».
Al silenzio sul martirio ha contribuito anche il dubbio instillato da parte della stampa sull’attendibilità della ricostruzione dei fatti, solo perché Anastasia Boylan non aveva menzionato la parola “cristiani” durante un’intervista alla Abc. «Ci ha fatti alzare, uno a uno, e ci ha chiesto quale fosse la nostra religione. Il killer ha detto che avrebbero solo provato dolore per un paio di secondi e che presto sarebbero andati da Dio. E poi ha sparato».

MORTI DA CREDENTI. Nei giorni successivi, un’altra testimone oculare ha confermato la ricostruzione. Lacey Scrogging ha raccontato di essere stata salvata dal cadavere del compagno Treven Anspach: «In un secondo ho sentito il corpo di Treven sopra il mio». Ferma sotto il compagno esanime, e coperta dal suo sangue, Scrogging ha finto di essere morta quando Mercer le ha chiesto di alzarsi.
Il padre Randy Scrogging, ha spiegato al Christian Broadcasting Network, che «il sangue di quel ragazzo, che ha ricoperto mia figlia, le ha salvato la vita». Lacey gli ha confermato che Mercer aveva chiesto a uno studente di alzarsi domandandogli se fosse cristiano e che alla risposta affermativa era seguito lo sparo, mentre «quando non dicevano di essere cristiani mia figlia ha sentito dire: “Oh, mi ha colpito, sto sanguinando”».

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