Il creatore del “primo pc” e quello del primo farmaco antipolio

Harry Huskey perse tutto in un quiz televisivo. Julius Youngner venne mandato a studiare i sali di uranio e plutonio, ma non sapeva di stare lavorando al progetto dell’atomica

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Harry Huskey. Nacque il 19 gennaio 1916. Nacque sulle Great Smoky Mountains, al confine tra il Tennessee e il North Carolina. Nacque tra quei montanari che la stampa di allora definiva con sufficienza hillbilly, gente di montagna, refrattaria al mondo moderno. Nessuno della sua famiglia aveva mai studiato troppo. Harry arrivò a laurearsi, all’Università dell’Idaho. Nel 1943 si addottorò all’Università statale dell’Ohio con una tesi riguardante la soluzione del problema di Geocze, un celebre (tra gli specialisti) quesito di geometria euclidea.

All’Università della Pennsylvania insegnò matematica, ma parte del suo tempo la dedicò alla Moore School of Electrical Engineering, costola dello stesso ateneo, per la realizazione dell’Eniac, l’Electronic Numerical Integrator and Computer. Poi nel Regno Unito lavorò per un anno al National Physical Laboratory (Npl) con quel Alan Turing che un recente film ha reso popolare come vero inventore del calcolatore elettronico, il marchingegno detto Enigma che rese possibile agli alleati decifrare i codici nazisti e quindi vincere la Seconda Guerra mondiale. Dopo l’abbandono da parte di Turing dell’Npl (in parte per i lenti progressi nella costruzione dell’Automatic Computing Engine), Harry Huskey collaborò con James H.

Wilkinson. Per la Bendix Aviation Corporation progettò il G15, che può essere considerato il primo personal computer della storia: infatti Huskey lavorava da casa sua, proprio sull’esemplare oggi conservato alla Smithsonian Institution di Washington, il tronco centrale del più importante e ramificato museo della scienza del mondo.

Nel frattempo non disdegnava di partecipare ai quiz televisivi. Nel 1950, in una puntata di You Bet Your Life di Groucho Marx, perse tutto perché in squadra con un rigattiere non seppe dire che lo stato del Missouri confinava a nord con l’Iowa. L’incidente non compromise la sua autorità scientifica né la carriera accademica.

All’Ucla (Università della California) di Berkeley favorì il lavoro sul linguaggio di programmazione di Niklaus Wirth; all’Ucla di Santa Cruz, vero centro della Silicon Valley, aiutò l’ex moglie, matematica, a raccogliere materiale per una biografia, rimasta incompiuta, di Ada Lovelace, la matematica inglese che nell’Ottocento aveva inaugurato l’era dei computer. È morto domenica 9 aprile.

Julius Youngner. Nacque il 24 ottobre 1920. Nacque a New York. Nell’infanzia funestata da una lunga serie di malattie infettive, tra cui una polmonite che lo mise in pericolo di vita, si radicò il suo interesse per i vaccini. Si laureò all’Università di New York, ma in microbiologia si addottorò all’Università del Michigan. Durante la guerra fu mandato all’Università di Rochester a verificare gli effetti dei sali d’uranio e plutonio su animali vivi. Non aveva idea di stare lavorando al progetto Manhattan, per la produzione della bomba atomica.

Nel 1949 arrivò al dipartimento di microbiologia e di genetica molecolare dell’Università della Marina di Pittsburgh per studiare i metodi di cultura dei virus nelle cellule vive. Il dottor Jonas Salk si offrì di trovargli finanziamenti purché tra gli altri coltivasse almeno un virus della poliomielite. Youngner escogitò il modo di rendere quel virus inattivo, in modo che potesse essere inserito senza pericolo in un vaccino, e realizzò il test per verificarne l’efficacia sui pazienti umani. Mai un vaccino o un farmaco fu testato con lo stesso scrupolo, e si mostrò altrettanto efficace: in meno di due anni i casi di mortalità per poliomielite infantile scesero da trentacinquemila a duemilacinquecento. Il dottor Salk, a chi chiedeva a chi appartenesse il brevetto del primo vaccino antipolio della storia, rispondeva: «A nessuno, a tutti. Si può brevettare il sole?».

Salk fondò poi un proprio istituto di ricerca a La Jolla, California. Youngner per tutta la vita continuò nello stesso spirito il suo lavoro in quel dipartimento dell’Università di Pittsburgh dove era entrato con l’intenzione di non restare a lungo. È morto giovedì 27 aprile.

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