Il clan. Sobrio, secco e ben diretto

Il regista Pedro Trapero rievoca una vicenda poco nota per raccontare senza troppi commenti gli anni della dittatura argentina

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Durante gli anni della dittatura argentina, un uomo con la complicità della propria famiglia compie una serie di rapimenti.

Film terribile e angosciante, ben diretto da un regista argentino in gamba che gira avendo in mente tanti crime movie americani. Tutto ruota attorno a Arquimedes Puccio, (straordinariamente interpretato da Guillermo Francella), un padre di famiglia legato ai servizi segreti. Uno che si spaccia per capo di una indefinita cellula terroristica e in realtà compie rapimenti per soldi, coinvolgendo la famiglia che un po’ sa e un po’ finge di non sapere e coperto da un governo che non faceva fuori solo i comunisti o gli oppositori del regime.

Stile sobrio e secco, che fa parlare le immagini: Trapero rievoca una vicenda poco nota per raccontare senza troppi commenti a margine gli anni della dittatura argentina osservati da un punto di vista interno, seguendo chi lavorava nell’ombra distruggendo quotidianamente vite e libertà.

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