Il calcio dell'”usato sicuro”. I “vecchietti” di Serie A tornano a ruggire

Da Rocchi a “Er Pupone” Totti, da Klose a Marco Di Vaio, da Di Natale a capitan Zanetti. Dal grande Del Piero a Filippo Inzaghi. Che non gioca mai, è vero, ma nonostante i 38 anni tutte le squadre italiane lo vogliono per dargli una maglia da titolare. Quando l’età non è niente di più di un numero sulla carta d’dentità

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Il reparto attaccanti di una squadra di Serie A di solito è così strutturato: il bomber, quello che gli gira intorno, la riserva, il giovane talento e il vecchietto con il posto fisso in tribuna. Vecchio che, di solito, è amatissimo da tutti: i fan altrettanto anziani lo ricordano con nostalgia, i giovani rimangono a bocca aperta come davanti all’eroe di una fiaba che non si credeva esistesse. Insomma, il vecchio lupo di mare è magico.

Eppure, quelli che nel nostro campionato sono spesso “minestre riscaldate” si stanno facendo notare per essere tutt’altro che giocatori finiti. Anzi. Spesso, è proprio da loro che dipendono le sorti dei match e le ambizioni di qualche piccola stellina che vuole nascere. Potremmo parlare, solo per citare la capitale, Tommaso Rocchi, trentacinquenne laziale che ha sostituito quel mezzo-flop che fu Cissé. Tra una panchina e l’altra ha battezzato la rete otto volte tra Campionato, Serie A e Coppa Italia. Per non parlare del suo compagno di reparto, il titolatissimo Miroslav Klose. Dodici gol e 34 anni il suo bottino ad oggi.

La par condicio ci obbliga a parlare dell’altra sponda del Tevere. Capitan Totti, “Er Pupone”, si è svegliato dal letargo estivo con un certo ritardo. Complice la squalifica di Bojan e l’infortunio di Osvaldo, ha occupato troppe volte la destra di Borriello in panchina. Tuttavia, ha preso subito il ritmo, segnando due doppiette in due partite consecutive e aprendosi la porta per gli Europei. Marco Di Vaio, trentaseienne numero 9 bolognese, ha avuto una sorte simile: lunga abulia a inizio stagione, quindi cinque gol dei suoi. È il bomber della sua città.

Attaccante di un’altra pasta è Antonio Di Natale, capitano friulano. Il numero dieci che più e più volte ha vestito la maglia azzurra vanta due primati consecutivi nella classifica cannonieri e 18 gol in questa stagione. Era anche stato selezionato tra i cinquanta candidati del Pallone d’Oro 2011. Nella squadra di Pozzo e Guidolin si alternano talentini e promesse, ma il faro rimane sempre lui. Un po’ come il capitano dell’Inter, Javier Zanetti. Quasi trentanove anni, più di mille partite nel fagotto. Una sicurezza.

L’usato della Serie A è garantito. Porta esperienza. qualità e umiltà. Il giocatore sa di dover lasciare spazio ai giovani. Allora, spolverano il loro posto in tribuna e osservano dall’alto. Come ha dovuto fare, per molto tempo, il numero dieci bianconero Alex Del Piero. Salvo poi farsi trovare pronto in una delle poche uscite da titolare. Due giorni fa, in Coppa Italia contro la Roma, segna un gol d’alta scuola e fa tacere le voce su una sua possibile dipartita. Voci che, invece, girano attorno al destino di Pippo Inzaghi. Assetato di reti, l’attaccante rossonero è sedotto da Parma, Bologna e Siena, che gli garantirebbero una certa regolarità di gioco in campionato. Certo, ha trentotto anni. Ma guardate cosa sa fare.

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