I medici non volevano far nascere, ma la madre ha creduto in Piper: «Dovevo darle una possibilità»

Amanda Smith, 29 anni, inglese, racconta le pressioni per porre fine alla gravidanza. Oggi la figlia ha nove mesi e basta un po’ di pellicola per medicarla

Un’altra donna ha resistito alle pressioni e un altro bambino è nato. Ormai li definiscono “Miracle Baby”, perché sopravvivono alle diagnosi nefaste dei medici e alle pressioni violente della mentalità abortista.

«LE DAREMO UNA POSSIBILITA’». Amanda Smith, 29 anni, inglese, ha raccontato al Daily Mail di quando all’uncicesima settimana di gravidanza, davanti all’ecografia che segnalava problemi alle pareti addominali della figlia in grembo, i dottori dell’ospedale di anziché confortarla «mi spinsero ad abortire. Mi dissero di mettere fine alla gravidanza, ma non potevo pensare di farlo. Dovevo darle una possibilità».

CORSA AD OSTACOLI. Alla bimba era stata diagnosticata una malformazione congenita, l’Onfalocele, per cui alcuni organi si sviluppano fuori dal corpo. Nonostante la malattia preveda la possibilità di essere risolta con un’operazione chirurgica, i medici dissero alla madre che, se anche il feto avesse superato il parto, il suo stato sarebbe stato incompatibile con la vita. Ma i due coniugi scelsero di far proseguire la gravidanza. Così, il 26 giugno scorso, a 35 settimane, solo un mese prima del termine, è nata Piper.
Dopo averla ricoverata in terapia intensiva, i medici dissero alla madre che «aveva solo il 50 per cento delle possibilità di sopravvivere», scese poi «a 25 quando hanno visto i suoi organi». Eppure, dopo 4 giorni di terapia intensiva e 5 di ospedale, Piper fu dimessa. Ora la bambina ha nove mesi e, anche se dovrà attendere per l’operazione, i suoi organi sono al sicuro: sono stati ricoperti dalla sua pelle e appaiono come una semplice ernia.

LA GRATITUDINE DEI GENITORI. Gli Smith, in attesa dell’intervento, hanno imparato a usare la pellicola trasparente per medicare la vescica ogni volta che le cambiano il pannolino. «È incredibile – ha detto Amanda – che un prodotto casalingo come la pellicola stia facendo un lavoro così importante per mantenere in vita Piper!». E invece che lamentarsi dei medici scettici prendono quel che viene: «L’ospedale ci ha dato una quantità industriale di pellicole e così abbiamo scorte sufficienti. Ne abbiamo a rotoli nella nostra borsa di ricambio!». Per molti la situazione potrebbe apparire terribile, ma Piper, ha spiegato Amanda, «non prova alcuna pena. Ora comincia a stare seduta ed è una bambina molto felice. Speriamo pure che un giorno possa camminare». Ed è questo che conta per sua mamma, anche se «devo vegliare su Piper più che su un bambino normale». «Lei è un miracolo. Una piccola lottatrice».