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I dannati del mercato del lavoro

ottobre 12, 2015 Pier Giacomo Ghirardini

Come si giustifica (e come si schianta) una società che si regge sugli schiavi

suicidi_lavoroArticolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – La prima visita di un Papa al Congresso americano è un evento che non può essere letto all’interno delle categorie a cui tutto viene ridotto nel fast-food dello spazio estetico mediatizzato. Nel tempo, vogliamo sperarlo, anche questo seme porterà frutto. Magari un frutto proporzionato a un Paese che rimane grande. Speranza di diritto e di libertà: Home of the Brave. Nonostante il “non-pensiero unico” americano ne renda scarsamente differenziabile l’attuale residuo di politica – il vero potere, “retroscenico”, è sempre più in mano a oligarchie tecnocratiche militari e finanziarie, indifferenti al destino degli uomini e che non mantengono, in realtà, più il controllo di niente.

Un tempo, in questa stessa “casa” visitata da Francesco, fu proposto e approvato un XIII emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti d’America con cui si abolì la schiavitù. Non abbiamo idea di cosa sia la schiavitù, sebbene essa sopravviva nel mondo, in un’inquietante terra al confine coi gironi più infimi di quello che, eufemisticamente, viene chiamato “mercato del lavoro”. Non abbiamo idea di come una società, come quella degli Stati schiavisti, arrivasse a un’unanime legittimazione e giustificazione giuridica, economica, politica, morale e persino religiosa di questo abominio.

L’unanimismo con cui negli Stati che divennero poi Confederati si guardava a un sistema interamente basato sulla schiavitù, ha più di una inquietante corrispondenza con l’unanimismo con cui il neoliberismo sta realizzando e razionalizzando la progressiva, generalizzata e crescente scomparsa dei diritti del lavoro, in Paesi dove questi diritti sono stati con dolore e sacrifici indicibili sanciti, spesso in un percorso illuminato dalla Dottrina sociale della Chiesa. Lo stesso zelo estremistico, spesso incomprensibile persino dal punto di vista utilitaristico, con cui venivano difese le istituzioni schiavistiche, da più di trent’anni continua ad animare una lotta di classe sì “rovesciata”, ma che “lotta di classe” è – senz’altro scopo che il dominio dell’uomo sull’uomo.

Nel recentissimo libro di Bruce Levine sulla guerra civile americana, The Fall of the House of Dixie, ora tradotto in italiano per i tipi di Einaudi, si comprende con un rigore storiografico e una documentazione imponente come una siffatta società sia letteralmente schiantata, una volta che gli uomini hanno preso coscienza. Non sappiamo se per le centinaia e centinaia di milioni di sfruttati e di miserabili che rischiano di essere scartati permanentemente nella grande “discarica” cresciuta nelle periferie dei mercati potrà mai esserci una speranza simile a quella che si è realizzata per gli afroamericani.

Forse solo un grande Paese – tornato grande moralmente – potrà dare un grande esempio.


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1 Commenti

  1. “L’unanimismo con cui negli Stati che divennero poi Confederati si guardava a un sistema interamente basato sulla schiavitù, ha più di una inquietante corrispondenza con l’unanimismo con cui il neoliberismo sta realizzando e razionalizzando la progressiva, generalizzata e crescente scomparsa dei diritti del lavoro, ”

    Mi perdoni dottor Ghirardini: ci può elencare uno per uno i diritti del lavoro che il “neoliberismo” avrebbe cancellato? Si sta forse riferendo all’articolo 18? Bene bene.
    Anche in GB negli anni 80 i potentissimi sindacati del lavoratori accusavano la lady di ferro di attentare ai diritti dei lavoratori eccetera. Invece, la lady di ferro con le sua liberalizzazioni i diritti dei lavoratori li moltiplicò.. Perché il vero unico grande diritto del lavoratore è lavorare e guadagnare bene. Con le leggi “liberiste” aumentano i posti di lavoro, aumenta la produttività e di conseguenza aumenta pure il reddito dei lavoratori. Con le leggi socialiste a “difesadei lavoratori”, il lavortaore ha diritti ridicoli tipo lavorare solo 35 ore a settimana ma il problema è che non lavora proprio perché gli imprenditori non ce la fanno a creare posti di lavoro.
    La Thatcher trasformò un paese in pieno sfacelo laburista in una potenza economica, e adesso gli inglesi non ci pensano nemmeno di tornare indietro. E gli itailani fuggono dall’Itallia epr andare nlell’Inghilterra “neoliberista”.
    Quanto agli Usa, fatevi dire da chi ci è stato. Mi spieghi dottore: se gli Usa fossero davvero “l”nferno neoliberista dei lavoratori”, perché milioni di lavoratori cercano di entrarci ogni anno in maniera illegale? Gli americani, a torto o a ragione, hanno paura che tu, se vai lì da turista, possa metterti a cercare un lavoro. Per questo prima di fanno compilare il modulo Esta e poi quando arrivi in un aeroporto Usa i funzionari di dogana ti interrogano, ti prendono le impronte nelle mani e ti fotografano perfino la retina, come fossi un terrorista. Poi ti avvertono: se resti più di tre mesi e ti cerchi lavoro sei fuori legge. Certo è anche possibile lavorare negli Usa: ma non puoi fare quei lavori di basso profilo che può fare chiunque. Dal loro punto di vista, se vai a fare il cameriere di Mc Donald’s stai rubando il lavoro ad un americano povero. E non hanno tutti i torti ad impedire agli stranieri di approfittarsi. In questa maniera, hanno fatto scendere il livello di disccupazione fra la popolazione povera ed emarginata. Anche se sei l’ultimo rifiuto di un ghetto, un lavoro da cameriere lo trovi. Per non trovare lavoro negli Usa bisogna proprio volerlo. Ora bisogna chiedere a tutti quelli che fanno i camerieri negli Usa se non preferirebbero venire in Italia, dove c’è l’articolo 18 ma non ci sono posti di lavoro.

    Si potrebbe obiettare: d’accordo, lì lavorano tutti ma fanno lavoro schifosi e malpagati. Se fossero davvero tanto schifosi e tanto malpagati, non si capisce perché molti giovani italiani… fuggono dall’Italia dei “diritti dei lavoratori” e vanno a New York a fare illegalmente quei lavori presunti schifosi e presunti malpagati, rischiando ogni momento di farsi prendere dalla polizia anti-immigrazione.

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